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Sulla chiusura del reparto “ Pazienti Terminali” presso l’Azienda Ospedaliera  Cardarelli, Fucci e Ali Onlus sul pezzo

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Dopo diversi decenni di servizio pubblico (l’inaugurazione avvenne nel 1977) è stato chiuso il reparto di

Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, presso il quale venivano assistiti i

pazienti affetti da gravi malattie oncologiche. Data la loro breve aspettativa di vita (entro 6 mesi), il reparto

ha rappresentato, nel corso del tempo ,in Campania, la possibilità concreta di lenire il dolore di coloro che

soffrono incredibilmente a causa di patologie, in special modo quelle tumorali che non lasciano scampo,

venendosi a creare una situazion paradossale, in quanto la soppressione di tale reparto comporta

inevitabilmente il ricorso a  strutture private convenzionate, i cosi detti “hospice”, di non facile accesso per

chi non può affrontare spese insostenibili.

Eppure, l’articolo 32 della Costituzione Italiana stabilisce che “La Repubblica tutela la salute come

fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Tale diritto alla salute è qualificato come “inviolabile” dalla Costituzione. L’articolo 32 racchiude concetti

importanti tra cui il diritto alle cure gratuite per tutti.

Questo rappresenta un baluardo di civiltà universalmente riconoscibile, aldilà di qualsiasi schieramento

politico o ideologia o religione, perché la salute non ha prezzo né nome né razza: è di tutti.

ALI ONLUS E ALESSANDRO FUCCI

L’associazione “ALI” (onlus medico-scientifica)il cui Presidente,il Dott. Alessandro Fucci si batte a tal

scopo per i diritti negati dei pazienti, richiedendo udienza presso Il Tribunale di Napoli(17a sezione) per

ottenere la riapertura già da mesi, contro la “monetizzazione” del malato, che sta portando il Sistema

Sanitario Nazionale  verso una rovinosa discesa qualitativa che dirotta i pazienti verso le strutture

private, il più delle volte baronie vere e proprie  di medici con la doppia vocazione sia privata che

pubblica.

E’ inaccettabile che in seguito a una labirintica burocrazia  regionale e ad una inesistente  alternativa

logistica(mancano gli hospice pubblici e i locali adatti) si crei un disservizio tale da coinvolgere migliaia

di persone unite, purtroppo, da sofferenze che nel 2023 sono una contraddizione più che reale.

Speriamo quindi in un ripristino e non solo, del reparto, ma anche in un ampliamento dei servizi, ma

soprattutto nella nuova concezione più umana del malato, affinché il tempo rimanente sia non una  

condanna inevitabile ma un “accompagnamento” sereno del fine corso della vita e senza complicazioni

burocratiche o economiche.

Writen By Nicola Gallo

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