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ISRAELE RISPONDE AL FUOCO PALESTINESE

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Israele, nella notte del 17 Maggio, risponde al fuoco palestinese. Il bilancio totale dei morti Palestinesi sale a 192 morti e oltre 1200 feriti, durante questa settimana di conflitti.

Ancora una volta ci troviamo d’avanti ad un nuovo, agghiacciante capitolo del conflitto tra Israele e Palestina. La scintilla, questa volta, si è accesa per lo sfratto degli abitanti arabi del quartiere Sheik Jarraj,a Gerusalemme. Questo quartiere è stato di proprietà ebrea ( quindi Israelita) dal 1890 fino al 1948, anno in cui fu assegnato agli islamici (palestinesi). Circa un mese fa una corte distrettuale Israeliana ha deciso che questo quartiere sarebbe dovuto tornare alla comunità ebraica, ordinando lo sfratto per gli attuali residenti.

La tensione è aumentata di giorno in giorno, con i manifestanti palestinesi che accusavano le autorità israeliane e la polizia israeliana che reprimeva i dissidenti anche con la violenza. A questo si aggiungono dei motivi legati alla manifestazione Israeliana per la conquista di Gerusalemme est durante la guerra dei 6 giorni del 1967. Proprio lunedì c’è stato lo scontro più violento tra i protestanti palestinesi e la polizia israeliana, con un bilancio di centinaia di feriti nelle fila palestinesi.

L’offensiva di Hamas

A seguito di queste rivolte Hamas, gruppo radicale paramilitare palestinese, ha portato il conflitto su un altro livello, iniziando un attacco missilistico nei confronti di Israele. Sono stati lanciati circa 2900 razzi da parte di Hamas, ma la maggior parte di questi sono esplosi in volo o sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistico di Israele.

La risposta di Israele

Il leader israelita Netanyahu non si è fatto attendere. La controffensiva, che imperversa da pochi giorni, ha fatto registrare numeri impietosi: sono 192 i morti palestinesi e oltre 1200 i feriti, a seguito del raid missilistico Israeliano. Gli obiettivi di Israele sono i tunnel sotterranei utilizzati da Hamas e costruiti dopo il conflitto del 2014. E’ importante sottolineare come oltre 70 dei decessi palestinesi siano di civili.

La posizione dell’occidente

La Casa Bianca cerca di risolvere questo ennesimo conflitto tramite la diplomazia, cercando un accordo tra Ntanyahu ed Abu Mazen,ma lo stesso Capo di Stato Palestinese non ha il controllo su Hamas e non può garantire un “cessate il fuoco”. Dall’altro lato il leader Israeliano non sembra intenzionato a concludere le ostilità.

Anche l’Unione Europea e l’ONU hanno spinto per una svolta diplomatica, ma al momento non sembrano esserci i presupposti.

Conclusioni

Non basterebbero 1000 articoli per spiegare bene questo conflitto. Le origini possono essere ritrovate ai tempi della scissione tra Ebraismo ed Islamismo, o più concretamente dalla occupazione di Gerusalemme Est, territorio prima palestinse, da parte dell’allora nato stato di Israele nel 1967. Si potrebbe parlare degli attacchi sulla striscia di Gaza, territorio Palestinese, della Cisgiordania. Si potrebbe parlare di Trump e la sua dichiarazione che “riconosceva” Gerusalemme come Capitale dello Stato di Israele. I motivi sono tali e tanti che definirne uno solo sarebbe riduttivo.

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