Finalmente l’assoluzione per l’estraneità in una strage di forza maggiore

CAMPOMARINO. Otto lunghi anni di indagini, udienze, controlli, sanzioni, sospetti. Un’azienda agricola molisana è stata coinvolta in uno dei casi più dolorosi della cronaca recente – la strage dei braccianti del 6 agosto 2018 sulla Statale 16, al bivio di Ripalta – pur essendo, come ha stabilito il Tribunale di Larino, totalmente estranea ai fatti. La sentenza, arrivata nei giorni scorsi, è chiara: «il fatto non sussiste». Una formula piena che chiude un delirio giudiziario  che ha colpito la famiglia Di Vito, imprenditori di Campomarino, riaprendo il dibattito nazionale sulla malagiustizia e sulle sue conseguenze nella vita reale.
La vicenda nasce dalla tragedia del 2018, quando 12 braccianti morirono nello scontro tra un furgone e un tir. La Procura di Foggia aprì due filoni d’indagine: uno sulle cause dell’incidente, l’altro per verificare eventuali fenomeni di caporalato. Dalle verifiche risultò che sette delle vittime avevano lavorato presso l’azienda molisana, tutti regolarmente assunti. Eppure, nonostante la regolarità contrattuale, l’impresa fu travolta da un procedimento durato quasi un decennio, accompagnato da una pressione mediatica feroce e da un clima di sospetto che ha sconvolto la reputazione e  la tenuta economica dell’azienda.


È in questo scenario che la famiglia Di Vito, dopo mesi di incertezza e timore, ha scelto di affidarsi ad AsLimItaly, l’associazione dei Liberi Imprenditori Italiani guidata da Alessandro Fucci. L’associazione ha preso in carico non solo la difesa morale degli imprenditori, ma anche la gestione delle criticità debitorie e amministrative accumulate negli anni del processo. Un lavoro complesso, svolto in sinergia tra consulenti tributari e il supporto legale dell’avvocato Angelo Leone, che ha accompagnato passo dopo passo la ricostruzione aziendale e la difesa in aula.


Fucci è chiaro: “La decisione del giudice mette fine a un ‘calvario’ giudiziario che ha distrutto moralmente e patrimonialmente un’impresa associata”, afferma. E aggiunge che casi come questo mostrano quanto fragile sia la condizione di molti imprenditori italiani, spesso schiacciati da procedimenti lunghi, costosi e sproporzionati rispetto ai fatti contestati. AsLimItaly rivendica il proprio ruolo di presidio sociale e professionale per chi, travolto da vicende giudiziarie o economiche, rischia di non avere più voce né strumenti per difendersi.
Oggi la famiglia Di Vito può finalmente tornare a guardare avanti. La sentenza riconosce la loro totale estraneità e chiude una pagina che ha segnato profondamente la loro vita personale e professionale. Il desiderio è semplice: voltare pagina, ricostruire, tornare a lavorare senza l’ombra di accuse infamanti. Fucci, con orgoglio: “E, di questo, ne andiamo fieri”.
La storia, tuttavia, lascia aperta una domanda più ampia: quante altre imprese, in Italia, vivono lo stesso destino silenzioso? Quante vengono travolte da procedimenti che durano più della loro capacità di resistere? La vicenda Di Vito non è solo un’assoluzione: è un monito, un caso emblematico di come la giustizia lenta possa diventare ingiustizia. E di come, senza reti di sostegno come AsLimItaly, molte realtà produttive rischierebbero di non risollevarsi da vicende simili.
E’ necessaria una riforma seria della giustizia.

Da AslimItaly

L’obiettivo principale dell’associazione è quello di tutelare le esigenze quotidiane degli imprenditori creando le giuste sinergie per alleggerire le difficoltà delle imprese. L'associazione nasce per tutelare il prossimo ed il debole, combattendo la vera malagiustizia: burocratizzazione, abusi bancari, sentenze inadeguate. Scriveteci: redazione@aslimitaly.it !