Dissesto idrogeologico: il caso di Niscemi in Sicilia (e rischio sismico)

Niscemi fu fondata dal principe Branciforte ma anche distrutta nel primo terremoto  segnalato nel 1693, il noto terremoto della Val di Noto che distrusse buona parte della Sicilia orientale e  la cui ricostruzione determinò il famoso barocco siciliano. Un terremoto che toccò e danneggiò anche buona parte del borgo di Niscemi che venne ricostruito a inizio Settecento.

Altri terremoti si sono verificati, in questa zona definita a elevata pericolosità sismica (Zona 2). Negli ultimi anni, l’attività è stata frequente ma generalmente di bassa magnitudo: il ​29 giugno 2025, una scossa di magnitudo 2.1 è stata localizzata a 3 km a nord-est di Niscemi.

Ma è proprio il terreno  specifico di Niscemi ad essere a rischio, nei periodi di piogge intense, come è accaduto durante il recente ciclone Harry che ha imperversato in tutta Italia.

Niscemi si trova su strati di argille e sabbie, materiali che tendono a scivolare facilmente quando l’acqua si infiltra tra di essi, agendo da lubrificante e permettendone lo scivolamento. ​La zona è pertanto soggetta ad inevitabili fenomeni di dissesto idrogeologico ricorrenti. 

La prima imponente frana del 1790

Si ha notizia di una frana avvenuta il 19 marzo del 1790. “Il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato coll’altro lato formò li due piani inclinati che ora si vedono” si legge nella relazione della frana datata 1792. Una frana durata otto giorni ma senza vittime.

La frana del 1997

Un altra frana è datata al 12 ottobre del 1997. Anche in questo caso non ci furono vittime ma mille persone evacuate. Ed i soliti tanti ritardi, incurie, rinvii e blocchi nella ricostruzione che hanno fatto pronunciare a Giorgia Meloni nel suo sopralluogo queste parole: “Il governo agirà celermente. Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà”.

Nella cronaca dell’Ansa di quel noto smottamento che risale a 30 anni fa e provocò 300 sfollati, si racconta di un agricoltore, Giosuè Allia, cha disse  di aver visto verso le 13.30 “la terra alzarsi come se fosse sollevata da una forza immensa e gli alberi d’ulivo sradicarsi come fuscelli”.

Secondo Tuccio D’Urso, allora responsabile della protezione civile siciliana subito accorso sul posto, intervistato da Gian Antonio Stella del Corriere della Sera: “Fu subito chiarissimo che il paese era stato costruito nel posto sbagliato e che c’erano cose da fare con assoluta urgenza. Primo: allontanare gli abitanti che vivevano nelle aree più pericolose esposte alla frana. Secondo: costruire un sistema fognario e di deflusso delle acque bianche e nere in modo che, in caso di piogge torrenziali, il terreno non si impregnasse come una spugna”.

E’ quindi colpa di molteplici fattori che hanno causato il dramma di Niscemi.
Non andava innanzi tutto costruire sul terreno argilloso. Ma, a cosa fatta, sarebbe stato utile vigilare sulle condizioni, tenendo conto che nell’ultima frana è stata mossa una quantità tale di materiale argilloso maggiore di quella del Vajont del 1963 (altra tragedia idrogeologica italiana).

L’incubo è quello che la frana si allarga. Sono state sfollate 1500 persone al momento, ma aumenteranno.

Quanto costerà questo triste evento che si estende periodicamente a tanti comuni lungo lo stivale, che colpisce non solo le abitazioni, le strade, le piazze, ma anche i cimiteri?

 

(Fonte: TGLa7.it, dipartimento Protezione Civile Sicilia)

 

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.