Il 27 gennaio ricorre la Giornata Mondiale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto. La giornata, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a novembre del 2005, e istituita cinque anni prima dal nostro Paese con la legge del 20 luglio 2000, la n. 211, ricorda il giorno in cui nel 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento e di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau (Polonia).
E venne alla luce l’orrore perpetrato dal regime nazista.
Quel luogo rappresenta uno dei simboli più tragici della persecuzione nazista, dove milioni di persone, principalmente ebrei, ma anche rom, prigionieri politici, omosessuali e disabili, furono deportate, sfruttate come lavoro coatto e uccise.
Ogni anno scuole, università, musei e istituzioni organizzano eventi, mostre, proiezioni cinematografiche e incontri con i testimoni sopravvissuti e storici, per tramandare l’importanza di ricordare.
Secondo i dati dello Yad Vashem (ente istituito a Gerusalemme per mantenere la memoria della Shoa, l’olocausto), oltre 6 milioni di ebrei furono sterminati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, una cifra che rende chiara l’entità e la brutalità del genocidio. L’industria della morte.
Oggi è anche un’occasione per discutere di diritti umani e responsabilità civica. Ricordare significa imparare a riconoscere e contrastare ogni forma di odio, intolleranza e violenza. È un momento per riflettere sul valore della libertà, della dignità della persona e della solidarietà tra gli esseri umani, principi fondamentali e universali per evitare il ripetersi di simili tragedie.
In un’epoca in cui la memoria storica corre il pericolo di essere dimenticata o minimizzata, il 27 gennaio resta un momento fondamentale per insegnare e sensibilizzare: non solo attraverso le parole, ma anche tramite la cultura, la scuola e l’arte, strumenti potenti per trasmettere alle nuove generazioni il senso del dovere civile. La memoria diventa così un impegno quotidiano, un faro per comprendere il presente e costruire un futuro migliore, libero da discriminazioni e violenze.
Dimenticare sarebbe un crimine non solo verso coloro che hanno sofferto l’orrore nazista, ma anche verso le generazioni future, soprattutto con il perpetrarsi di notizie fake. Già in passato infestavano i negazionisti, nonostante le tangibili prove di un crimine che ha avuto dimensioni di massa.
Non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo vigilare, perché i cromosomi di quell’orrore sono mutati, ora hanno un aspetto più camaleontico, mascherato anche da democrazia, per insinuarsi e corrompere, controllare, ma uccidono lo stesso, indiscriminatamente, in tutto il mondo.
שָׁלוֹם (Shalom, Pace).
(Fonte: dire.it)

