La Flotilla Sumud avanza, cosa accadrà una volta forzato il blocco?

Nella notte tra martedì 30 settembre e mercoledì primo ottobre, le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno raggiunto la cosiddetta “zona di rischio”.

«Abbiamo visto l’esercito israeliano che sta arrivando e ci stiamo mettendo in posizione, non so quando potremmo riaprire le comunicazioni», ha detto in un video postato sui social l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi (sotto, in foto).

Come denunciato dall’attivista Thiago Avila due imbarcazioni della Flotilla, la Alma e la Sirius, sono state avvicinate da due motovedette della Marina israeliana: «Ci hanno minacciato, hanno danneggiato i nostri sistemi di comunicazione, hanno effettuato manovre molto pericolose aggirando le nostre imbarcazioni».

La Flotilla, alle 6.30 di mercoledì mattina, è arrivata a circa 130 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza. «Non arriveremo a Gaza ovviamente, siamo convinti che ci fermeranno prima. Poi se succede il miracolo, arriveremo domani pomeriggio più o meno», ha detto l’attivista Maso Notarianni che si trova a bordo della Karma, in collegamento con RaiNews24. Interpellato sul rischio arresto, ha sottolineato: «Non si tratterebbe di un arresto, ma di un rapimento, perché siamo in acque internazionali».  «Abbiamo avuto un ‘jamming’, ovvero ci hanno interrotte le comunicazioni per più di mezz’ora. Alcune imbarcazioni, prima dell’alba, hanno circondato la nave ‘madre’ della Flotilla, Alma, ma non hanno ancora fatto l’abbordaggio», ha aggiunto. «Dopodiché hanno bloccato le comunicazioni anche ad altre imbarcazioni, ovviamente c’è grande tensione tra tutti. Siamo stati fermi per una un’oretta quando sono accadute le intercettazioni, adesso siamo ripartiti».

Gli attivisti rischiano come minimo l’arresto. Ci saranno abbordaggi, forse anche speronamenti. L’esercito israeliano non scherza, userà violenza ad un minimo accenno di contestazione.
Resta da chiedersi cosa farà il governo Meloni quando gli attivisti italiani ( tra cui parlamentari AVS) verranno arrestati per “terrorismo” ( questa è l’accusa che verrà mossa dal governo Netanyahu).
Inascoltati i vari appelli di Crosetto, Meloni, Mattarella e persino il Papa a desistere dalla “missione”.
Gli aiuti che trasporta la flotilla (cibo e medicinali) sono meno di una goccia nell’oceano, ma è il gesto in sé a “fare scena”, a svegliare le coscienze sull’operato di Israele.
Gli israeliani sono capaci di tutto, anche di usare le canzoni degli ABBA come arma non convenzionale.

 

 

(Fonte: Lettera43)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.