Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato definitivamente le nuove regole sui rimpatri delle persone che non hanno il diritto legale di soggiornare nell’Ue. Il nuovo quadro normativo punta a rendere più rapide ed efficaci le procedure di rientro e integra le disposizioni previste dal Patto sulla migrazione e l’asilo.
Le nuove norme: Hub in paesi terzi
Le norme introducono ulteriori strumenti a disposizione dei 27 Stati membri per rendere effettivi i provvedimenti di rimpatrio, tra cui la possibilità di istituire centri di rimpatrio al di fuori del territorio dell’Unione europea, destinati alle persone prive del diritto di soggiorno. Queste strutture potranno rappresentare la destinazione finale oppure funzionare come centri di trasferimento in vista del successivo rientro nel Paese d’origine o in un altro Paese terzo.
Persone considerate “pericolose”, quali soluzioni
Il regolamento introduce inoltre specifiche disposizioni per le persone considerate un rischio per la sicurezza. In questi casi gli Stati membri potranno applicare misure più restrittive, tra cui divieti di ingresso superiori alla durata ordinaria di dieci anni o, nei casi previsti, anche a tempo indeterminato. Sono inoltre previste possibilità di detenzione, comprese quelle in strutture penitenziarie. Il nuovo sistema stabilisce anche obblighi più precisi per chi è destinatario di un provvedimento di rimpatrio. La persona interessata dovrà lasciare lo Stato membro e collaborare con le autorità. In caso di mancata collaborazione, le legislazioni nazionali potranno prevedere conseguenze come la riduzione di determinate prestazioni o il mancato accesso a incentivi per il rimpatrio volontario; dove previsto dal diritto nazionale, potranno essere applicate anche sanzioni penali.
Questi provvedimenti di certo non arresteranno i flussi migratori.
(Fonte: IlMessaggero)

