È salito dal pianto terra al balcone del primo piano Roberto Mollo, prima di scaricare sulle ombre dei ladri l’intero caricatore della pistola che impugnava. Quando ha colpito fatalmente Gjovalin Lazri, quest’ultimo è probabile si trovasse a non più di 14 metri dal 35enne. È quanto emerge al termine della perizia balistica, durata oltre cinque ore, sul caso del ladro ucciso a Baldissero d’Alba, in provincia di Cuneo.
I bossoli in un solo punto della casa Il primo dato certo raccolto dagli investigatori, già dal 20 settembre, erano i 12 bossoli. I primi agenti intervenuti sul posto li avevano rinvenuti tutti raggruppati, indicando dunque con ogni probabilità che Mollo avrebbe aperto il fuoco con l’arma semiautomatica da un unico punto verso una sola direzione. In particolare, stando agli inquirenti, verso le luci delle torce degli uomini che si erano intrufolati in piena notte nel cascinale della famiglia Mollo, parzialmente in via di ristrutturazione. Di quelle torce tre sono state repertate dai militari: una era vicino al cadavere e attribuita a Lazri.
I rumori, il balcone e gli spari “da meno di 15 metri” Secondo la prima ricostruzione, il 35enne – svegliato dai rumori dei ladri – si sarebbe mosso dal piano terra della cascina fino al balcone, al primo piano della struttura. Da lì, vedendo le ombre degli intrusi, avrebbe aperto il fuoco. In quel momento, gli obiettivi dei suoi proiettili si trovavano a una distanza compresa tra i 10 e i 30 metri da Roberto Mollo. Ma, secondo i periti, è probabile non fossero a più di 14 metri. Uno dei proiettili ha trafitto al collo il 36enne di origine albanesi.
(Fonte: TGCOM24)

