Le elezioni legislative si svolgeranno domenica 12 aprile 2026. I seggi resteranno aperti per l’intera giornata e i primi risultati parziali sono attesi già in serata, mentre quelli definitivi arriveranno tra la notte e le ore successive, una volta completato lo scrutinio nazionale. Il voto riguarda il rinnovo dell’Assemblea Nazionale (Országgyűlés), composta da 199 deputati, e rappresenta il passaggio politico più rilevante per il Paese dall’ultima tornata del 2022.
Il sistema elettorale ungherese è misto e combina maggioritario e proporzionale.
-106 seggi sono assegnati in collegi uninominali con sistema secco (vince chi prende più voti);
-93 seggi vengono distribuiti con metodo proporzionale su liste nazionali;
È prevista una soglia di sbarramento al 5%.
Questo meccanismo tende a favorire il partito più forte nei collegi, motivo per cui non basta vincere in percentuale nazionale: per ottenere la maggioranza parlamentare serve infatti un vantaggio solido e ben distribuito sul territorio. Negli ultimi anni, modifiche ai collegi elettorali hanno tra l’altro rafforzato il peso delle aree più favorevoli al governo, aumentando l’incertezza sull’esito finale.
Viktor Orbán, sostenuto sia da Donald Trump sia dal Putin, potrebbe perdere domenica la propria stretta di ferro sul potere dopo 16 anni al governo.
Lo dicono i sondaggi relativi a un voto che per molti ungheresi determinerà il destino di Budapest in Europa.
Il più longevo tra i premier dell’Unione europea, Orbán, è alla guida del paese dal 2010 e ha consolidato il proprio potere limitando i media indipendenti e i diritti democratici, costruendo quella “democrazia illiberale” che gli ha garantito sostenitori nell’estrema destra europea e nel movimento “Make America Great Again” (Maga) di Trump.
Tre anni consecutivi di stagnazione economica e l’impennata del costo della vita, insieme all’arricchimento degli oligarchi vicini al governo, sembrano però aver alla fine infuriato gli elettori.
La campagna di Orbán è stata inoltre coinvolta da indiscrezioni stampa secondo cui il governo avrebbe agito in collusione con la Russia.
Peter Magyar, ex fedele del premier, ha saputo sfruttare con successo il malcontento degli elettori e il suo partito di centro-destra “Tisza” è ora saldamente in testa alla maggior parte dei sondaggi.
Gli analisti politici avvertono tuttavia che l’elevata percentuale degli indecisi alimenta un clima di incertezza.
Ogni scenario rimane quindi possibile, da una maggioranza qualificata di Tisza – in grado di modificare la costituzione – a una maggioranza di Fidesz.
(Fonti: Reuters, Fanpage)

