In Israele i normali giornalisti non possono entrare e anzi, vengono “fatti fuori accidentalmente”, ma Xaviaer DuRousseau è uno degli influencer con followers su TikTok e Instagram scelti da Israele per mostrare lo stato degli aiuti umanitari a Gaza. Si tratta di una campagna di squallida propaganda iniziata già a luglio. Gli influencer vengono portati dall’esercito nei centri di deposito degli aiuti per mostrare che il cibo c’è ma non viene distribuito per colpa dell’ONU e di Hamas. La situazione, ovviamente, è molto più complessa.
“Potete odiarmi quanto volete per aver voluto vedere la verità, ma non cambierà i fatti. Israele NON è la ragione per cui molti palestinesi muoiono di fame“, ha dichiarato.
La storia ha uno strano senso dell’humor. Gli israeliani stanno facendo più o meno le stesse cose che facevano i nazisti ai loro antenati. Dal genocidio, all’occupazione di suolo, alla propaganda. Persino l’operazione di occupazione per liberarsi di Hamas ha lo stesso “format” di “uno di noi, 100 (anzi mille) di voi” che i nazisti adottavano con rappresaglie per vendicarsi delle perdite.
Il ministero degli Esteri israeliano ha stanziato decine di migliaia di dollari per portare influencer dagli Stati Uniti e amplificare sui social la versione ufficiale di Israele. Una controffensiva comunicativa che punta a ribaltare l’immagine di un Paese accusato di lasciare morire di fame i civili palestinesi.
La mossa, squallida e palesemente fin troppo falsa, non ha convinto tutti. Organizzazioni per la libertà di stampa e ONG internazionali sottolineano come, mentre i giornalisti stranieri continuano a essere esclusi da Gaza, questi tour selezionati rischino di trasformarsi in strumenti di pura propaganda. Le immagini “positive” diffuse online – bancali ordinati, aiuti pronti alla consegna – contrasterebbero infatti con le testimonianze quotidiane di carestia, disperazione e vittime civili.
Il governo israeliano difende l’iniziativa e sottolinea come sia giusto “mostrare al mondo come stanno davvero le cose”, spiegano fonti del ministero della Diaspora. Quel che è certo è che la battaglia di Gaza non si combatte solo con le armi. Sempre di più, passa anche per la guerra delle immagini, dei post e dei video virali, spesso di fake news, difficili da individuare veicolare, per influenzare l’opinione pubblica internazionale. In un contesto dove ai reporter indipendenti viene sbarrata la strada, sono proprio gli influencer a diventare i nuovi ambasciatori di una narrazione in grado di documentare frammenti di verità distorcendo i fatti a proprio vantaggio.
Squallore totale.
(Fonti: Fanpage.it, Rainews)

