La lista dei controdazi di Bruxelles per replicare alle tariffe del Liberation day e sull’automotive targate Donald Trump è stata affinata all’insegna dell’arte del compromesso. L’elenco definitivo dei prodotti made in Usa destinati a finire nel mirino resta ancora top secret, ma è pronto a volare sul tavolo dei Ventisette per il placet formale.

La bozza iniziale mira al nucleo economico – e, in certi casi, identitario – dell’America: dagli astici del Maine al bourbon del Kentucky, dagli agrumi della Florida ai microchip texani e le tecnologie della Silicon Valley.

Ma anche suv e pick-up a stelle e strisce, insieme ai componenti aeronautici legati a Boeing. Delle 218 pagine piene di codici doganali elaborate tra aprile e maggio dalla squadra del capo negoziatore Maros Sefcovic sopravvive una versione snella e «calcolata» per aumentare la pressione su Washington. In prima linea, ecco l’agroalimentare – fiore all’occhiello per Italia e Francia – con una serie di esportazioni statunitensi da colpire che va dalle carni a vino, birra e superalcolici, frutta secca, conserve, foie gras ( fegato d’anatra) e frattaglie, fino al repertorio marino di pesci e crostacei.

Uno scenario delicato, anche per la paura malcelata da Roma e Parigi che Washington possa rispondere con una rappresaglia sulle etichette più iconiche del Vecchio Continente, a partire da vini e formaggi italiani e francesi. Il cuore della partita resta comunque l’industria, dove le sensibilità nazionali si misurano in miliardi di euro di import-export in gioco e contenziosi storici: nel ventaglio di contromisure sono contemplati l’aeronautica – un passaggio obbligato per Parigi, mai uscita da duello Airbus-Boeing – e l’automotive su cui Berlino esercita cautela.
Non solo- anche chimica e plastica rappresentano un punto di rilievo-seguite dalle apparecchiature elettroniche – display, radar, videocamere, microfoni e affini – testimonianza dell’interdipendenza tra le due sponde dell’Atlantico. Più sotto traccia, ma non meno rilevanti, i prodotti sanitari non farmaceutici come siringhe e dispositivi monouso, scelti dall’Ue per la loro facile sostituibilità sul mercato. In coda, il comparto storico dei macchinari, dalle attrezzature agricole a quelle per la lavorazione di metalli, pietre e materiali da costruzione, pilastro del manifatturiero europeo. Restano invece – per ora – al riparo le materie prime strategiche (rame, legname e materiali critici), i semiconduttori e i farmaci.
Vedremo prossimamente cosa succederà sulle nostre tavole ( e non solo)

