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DIGITALIZZAZIONE IN ITALIA E I SUOI LIMITI

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La digitalizzazione è ormai un argomento ricorrente e uno degli obiettivi di medio periodo più importanti da raggiungere.

La pandemia ci ha tolto tanto: lavoro, libertà, sicurezza, ma ci ha regalato anche la consapevolezza di dover cambiare, di doverci evolvere. Non è un caso che la digitalizzazione sia diventato, da oltre un anno, uno degli argomenti di punta in tutto il mondo e in tutta la penisola.

Il significato

la definizione di digitalizzazione è tanto semplice da comprendere quanto difficile da applicare: digitalizzare un qualsiasi processo significa trasformare attività che fino a ieri si svolgevano di persona , con oggetti fisici, in una attività digitale. Detto ciò i problemi sono di due generi: definitori e di sistema.

Il problema definitorio, consiste nel capire quali sono le attività che andrebbero rimodellate. Ci basta davvero inviare un E-mail oppure aprire una pagina social della nostra attività per proiettarci verso il futuro? Ovviamente no. Definire quale parte del processo produttivo di un’azienda debba necessitare di strumenti e competenze digitali è difficile: si passa dalla semplice E-mail alla condivisione di dati, l’acquisto di algoritmi che aiutino il settore marketing, alle relazioni con l’estero. Anche il più piccolo cambiamento in questo senso può essere importante, come l’inserimento di una “schedule” digitale da inviare a tutti i dipendenti per dar loro la possibilità di organizzarsi il lavoro in modo più efficiente.

Il secondo problema è di sistema: cambiare una mentalità che non è abituata all’utilizzo di questi sistemi. Molto banalmente, tutti noi abbiamo dei limiti, dei preconcetti e la digitalizzazione ha il difetto di essere bersaglio dei preconcetti di molti. Far capire ai propri colleghi o superiori quali siano i vantaggi di un ammodernamento digitale sta alle persone competenti di questo settore ed è di certo l’obiettivo più difficile.

Il problema dell’Italia

Secondo un articolo di Skytg24 “Il 29,3% dei ‘nativi digitali’ non è in grado di scaricare un file da una piattaforma della scuola. Il 32,8% non sa utilizzare un browser per l’attività didattica. L’11% non è capace di condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom. Emerge dai dati della prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save The Children che ricorda, dati Istat, come il livello della povertà assoluta tra i minorenni nel 2020 abbia raggiunto il top dal 2005: in Italia sono un milione e 346 mila (13,6%), +209mila sul 2019″ e questo fa riflettere non poco. In linea di principio le nuove generazioni dovrebbero essere maggiormente abituate ad interagire col mondo digitale, ma a quanto pare in Italia non è così.

Secondo l’ Indice della digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), ovvero lo strumento che calcola il livello di digitalizzazione in tutta Europa, l’Italia si attesta al venticinquesimo posto su ventotto Stati.

Il futuro

L’unione Europea ha stanziato parecchi fondi per risanare le perdite dovute alla crisi pandemica e ha deciso di incentivare, tra le tante cose, anche la digitalizzazione. In Italia la spesa complessiva sarà di circa 49 miliardi di Euro e avrà diversi obiettivi:

  • digitalizzare la Pubblica amministrazione.
  • abilitare gli interventi di riforma della PA con investimenti in competenze e innovazione.
  • sostenere gli interventi di riforma della giustizia attraverso investimenti nella digitalizzazione e nella gestione del carico pregresso di cause civili e penali.
  • sostenere la transizione digitale, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo, con particolare attenzione alle PMI, alle filiere produttive e alle competenze tecnologiche e digitali.
  • dotare tutto il territorio nazionale di connettività ad alte prestazioni.
  • Investire in infrastrutture satellitari per il monitoraggio digitale.
  • rilanciare i settori del turismo e della cultura  con investimenti orientati alla digitalizzazione e alla sostenibilità ambientale.

Un piano che punta direttamente alla soluzione del problema.

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