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TROVATO MORTO ANTONIO CATRICALA’, EX PRESIDENTE ANTITRUST

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Redazione 24 febbraio 2021

L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nonché ex presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, 69 anni, è stato trovato senza vita alle 9.10 di mercoledì sul balcone del suo appartamento al terzo piano di un palazzo nel quartiere Parioli di Roma. A dare l’allarme alcuni vicini che hanno udito un colpo di pistola e hanno chiamato il 113.

Dai primi accertamenti della polizia sembra che Catricalà si sia tolto la vita, anche se si attende l’intervento del medico legale della polizia scientifica per cercare l’arma che probabilmente è rimasta sotto il corpo. Sul posto sono subito intervenuti gli agenti delle volanti che hanno isolato l’edificio impedendo a chiunque di entrare se estraneo al palazzo. Sgomento nella zona dove Catricalà era molto conosciuto. «Chissà perché lo ha fatto», si chiede un’anziana signora che non riesce a trattenere le lacrime. Gli investigatori stanno svolgendo accertamenti per capire il motivo di un eventuale tragico gesto.

Antonio Catricalà, chi era: dall’Antitrust agli Aeroporti di Roma
Antonio Catricalà, trovato morto nella sua abitazione a Roma, nel quartiere Parioli, non era uomo che lasciasse trasparire le emozioni. Del ruolo di “servitore dello Stato”, che ha sempre rivendicato per sé come sintesi del suo operato pubblico, aveva adottato lo stile sobrio e riservato. Unica nota civettuola, una certa ricercatezza nel vestire e un paio di occhiali d’oro che non ha mai cambiato. «La cosa che mi fa più arrabbiare», diceva, «è la sciatteria: che sia sul lavoro o nella gestione dei rapporti tra persone non la sopporto. Perché è una mancanza di rispetto nei confronti dell’altro».

Allievo di Federico Caffè
Di Antonio Maccanico, suo mentore insieme con Gianni Letta, in un’intervista a Roberto Race aveva fatte sue le parole con cui aveva dato l’addio al Consiglio di Stato: «Mi disse: “Mi sento un servitore dello Stato, lascio il ruolo, mantengo l’habitus”». L’habitus, Catricalà, 69 anni appena compiuti, catanzarese, se l’era cucito addosso pezzo dopo pezzo, costruendo una carriera prestigiosa, a partire da una formazione giuridica di tutto rispetto in età precoce. A ventidue anni si era laureato con lode in giurisprudenza a Roma ed era stato nominato, a seguito di pubblico concorso, assegnista universitario presso la prima cattedra di istituzioni di diritto privato, università La Sapienza, facoltà di Giurisprudenza, con Pietro Rescigno. Per due anni aveva studiato economia, sociologia, storia e scienza dell’amministrazione presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, allievo di Federico Caffè. Abilitatosi alla professione forense, a ventiquattro anni inizia la carriera in magistratura che lo porterà a superare i concorsi pubblici per procuratore dello Stato, avvocato dello Stato (a 27 anni) e infine consigliere di Stato.

Dall’insegnamento al ministero dello Sviluppo Economico
Un ragazzo cresciuto in fretta, che del fanciullo ha sempre conservato una passione per i soldatini, di cui aveva raccolto oltre 350 pezzi. «Sudisti e nordisti, sono i soli che amo collezionare». La svolta pubblica della sua carriera arriva nel 2005 quando viene nominato dal governo Berlusconi presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, incarico che ricoprirà fino al novembre 2011, quando diventa sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri del governo Monti, che lo vuole accanto nell’intraprendere una breve stagione di liberalizzazioni. Un tema questo molto caro a Catricalà del quale, nel lasciare l’incarico all’Antitrust, aveva denunciato lo stallo. Al governo resterà anche col premier Enrico Letta che gli conferirà, nel maggio 2013, il ruolo di viceministro al ministero dello Sviluppo Economico accanto al non proprio brillante ministro Flavio Zanonato: sua sarà la delicata delega alle Comunicazioni, che da sempre richiede una mediazione tra gli interessi pubblici e quelli espressi da Silvio Berlusconi.

Le dimissioni
Nel mese di settembre 2014 viene candidato dal centrodestra alla carica di giudice della Corte costituzionale in sostituzione del giudice Luigi Mazzella di area centrodestra, anche qui sostenuto dal Cavaliere. Ma nella gara qualcosa s’inceppa: mezza Forza Italia alla prima votazione non vota per lui e Catricalà sarà costretto a ritirare la propria candidatura. Forse questo è il punto di rottura più doloroso per questo uomo di Stato, che infatti pochi mesi dopo, dà le dimissioni da presidente di Sezione del Consiglio di Stato per riprendere la carriera di avvocato, fondando la sua Law Academy. «Mi ispiro alla massima riservatezza e a non comparire dove non necessario e a attenermi a criteri di assoluta sobrietà anche nell’esposizione con la stampa» aveva detto di sé. Un’esposizione che diventa sempre più rara negli ultimi anni.

La presidenza degli Aeroporti di Roma
Nel 2017 accetta il ruolo di presidente della Società Adr Aeroporti di Roma e, pochi giorni fa, quella di presidente dell’Istituto Grandi Infrastrutture. «Per il domani, continuo a immaginarmi dietro alla scrivania a studiare strategie, possibilmente vincenti, per i miei clienti. E a studiare l’evolversi della giurisprudenza per tenermi aggiornato» aveva detto in una delle più recenti interviste. Il suo nome era circolato anche per il governo Draghi, come candidato a ministeri di peso, come lo Sviluppo economico e la Transizione ecologica. Catricalà lascia una moglie e due figlie. «Mi emoziona il mare – aveva raccontato in una rara conversazione dai contenuti più intimi -, le sue sfumature, le onde improvvise, la repentinità con cui cambia nel corso di pochi minuti».

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