Israele, elezioni: Netanyahu sopravvive grazie ad ampio sostegno oltre attese di ebrei israeliani

 Di seguito la cronologia della giornata di voto di ieri in Israele, da cui non è emersa una maggioranza netta per nessuno dei due schieramenti:

11.00 – Benjamin Netanyahu ha ottenuto il sostegno di una maggioranza inaspettatamente ampia degli ebrei israeliani in un’elezione considerata fondamentale nella storia del Paese e dovrebbe essersi assicurato di rimanere in carica come primo ministro, perlomeno in un ruolo provvisorio.

Dopo lo scrutinio di circa il 70,7% dei voti questa mattina, i media israeliani prevedono che il fronte di Netanyahu, composto da partiti di destra, estrema destra e ultraortodossi, otterrà 54 seggi in parlamento, superando di gran lunga i 47 dell’opposizione di Gadi Eisenkot. I partiti che rappresentano gli israeliani di origine araba ne otterrebbero 19.

I risultati potrebbero ancora cambiare con il proseguimento dello spoglio, ma una vittoria di Eisenkot sembra sempre meno papabile, poiché i partiti anti-Netanyahu – che spaziano dal centro-sinistra all’estrema destra – hanno ottenuto risultati inferiori alle previsioni dei sondaggi pre-elettorali, che anticipavano una corsa serrata.

Sebbene Netanyahu abbia perso come previsto la maggioranza del suo schieramento nella Knesset, che conta 120 seggi, l’opposizione si è ritrovata senza alcuna speranza di spodestarlo senza una qualche forma di sostegno dei partiti arabi, cosa che molti hanno escluso. Anche in tal caso Netanyahu rimarrebbe in carica ad interim durante eventuali negoziati di coalizione o fino a nuove elezioni il prossimo anno.

9.30 – La Commissione elettorale centrale sta procedendo al conteggio dei voti, e i risultati definitivi delle elezioni si conosceranno probabilmente non prima di domani.

Con circa il 48,4% dei voti scrutinati, secondo le proiezioni il blocco di Netanyahu avrebbe ottenuto 55 seggi e quello di Eisenkot 50, mentre 15 seggi andrebbero ai partiti arabi, hanno riportato i media israeliani.

L’affluenza alle urne è stata del 77,7%, secondo quanto comunicato dalla Commissione elettorale centrale: si tratta del dato più alto registrato negli ultimi due decenni e di circa 7 punti percentuali in più rispetto al 2022.

7.30 – Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il rivale Gadi Eisenkot si dicono entrambi pronti a guidare Israele dopo le elezioni di ieri, con gli exit poll che indicano una situazione di stallo tra i loro blocchi.

Netanyahu ha invocato un governo di destra, mentre Eisenkot ha affermato che gli elettori hanno voltato le spalle al leader israeliano.

Sebbene le proiezioni dei risultati rappresentino una battuta d’arresto per Netanyahu e la sua coalizione nazionalista-religiosa, lo stallo potrebbe giocare a suo favore, consentendo al 77enne di rimanere in carica come primo ministro ad interim durante quelli che si preannunciano come lunghi negoziati di coalizione o addirittura fino a quando non si potranno tenere nuove elezioni.

Con lo spoglio dei voti che procede a rilento, gli exit poll di Kan 11 e Channel 13 davano i blocchi in parità a 51 seggi ciascuno, mentre Channel 12 attribuiva al blocco guidato dal Likud di Netanyahu un leggero vantaggio di 52 a 49. Entrambe le parti sarebbero dunque ben al di sotto dei 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset da 120 seggi, e né Netanyahu né Eisenkot hanno rivendicato la vittoria.

Il voto di ieri è stato il primo tenutosi dopo l’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre 2023 e le conseguenti guerre a Gaza, in Libano e in Iran.

Secondo le proiezioni, i partiti religiosi di estrema destra guidati da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich avrebbero ottenuto complessivamente 13 seggi all’interno del blocco di Netanyahu, senza che nessuno dei due abbia registrato progressi significativi.

I partiti arabi al di fuori dei due blocchi principali potrebbero determinare l’equilibrio. Tuttavia Eisenkot, leader del partito Yashar ed ex capo delle forze armate, ha escluso la possibilità di formare un governo con loro.

Israele utilizza un sistema elettorale proporzionale puro. L’intero Paese costituisce un unico collegio nazionale e gli elettori votano per una lista di partito, non per un singolo candidato. I seggi della Knesset vengono poi distribuiti in proporzione ai voti ricevuti dalle varie formazioni politiche.

Per entrare in Parlamento, un partito deve superare la soglia di sbarramento del 3,25% dei voti validi. Le liste che non raggiungono questa percentuale vengono escluse dalla ripartizione dei seggi.

Proprio per la natura proporzionale del sistema, raramente un partito ottiene da solo la maggioranza assoluta. Dopo le elezioni, il presidente dello Stato affida quindi a un leader politico il compito di formare un governo attraverso accordi e alleanze tra più partiti. Per questo motivo il partito più votato non sempre è quello che alla fine riesce a guidare l’esecutivo.

(Fonte: Reuters)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.