Rischia di diventare un braccio di ferro con le autorità vaticane l’annuale pellegrinaggio dei cattolici tradizionalisti legati alla Messa in latino celebrata secondo il Messale del 1962, l’ultima edizione promulgata da Giovanni XXIII prima della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II. Domani mattina alcune centinaia di fedeli, arrivati a Roma da diversi Paesi, dovrebbero raggiungere in processione la Basilica di San Pietro per venerare le reliquie dell’apostolo. Ma questa volta, secondo quanto riferito dagli organizzatori, la Segreteria di Stato avrebbe comunicato il divieto assoluto di ingresso in Vaticano, provocando sconcerto e aprendo interrogativi su quanto potrebbe accadere all’arrivo del corteo.

La decisione appare ancora più difficile da comprendere agli occhi dei promotori perché, meno di tre mesi fa, l’allora arciprete della Basilica Vaticana, il cardinale Mauro Gambetti, aveva autorizzato con una lettera una breve celebrazione presso uno degli altari laterali. Un permesso che sembrava garantire, come negli anni passati, il regolare svolgimento di un appuntamento organizzato da circa quindici anni e che ora, improvvisamente, sembrerebbe stato superato da disposizioni di segno opposto.
«Siamo scioccati da questo divieto», hanno ripetuto gli organizzatori durante il convegno svoltosi oggi pomeriggio all’Augustinianum, dove per ore si è cercato di comprendere le ragioni della decisione e soprattutto di stabilire come comportarsi domani.
Il programma prevede alle 10 la recita del rosario e la partenza della processione (autorizzata dalla Questura) dalla chiesa dei Santi Celso e Giuliano in Banchi, con arrivo previsto a San Pietro intorno alle 11. Resta però da capire se il corteo potrà avvicinarsi alla Basilica, se interverrà la Gendarmeria vaticana sul confine vaticano e quali disposizioni saranno concretamente applicate. «È possibile che qualcuno voglia entrare almeno sul sagrato ugualmente», osservano alcuni partecipanti, senza nascondere il rischio di momenti di tensione.

A rendere particolarmente delicata la vicenda è anche la distinzione, rivendicata con forza dagli organizzatori, tra i fedeli legati alla liturgia tradizionale e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. I promotori sottolineano di non appartenere alla Fraternità e di non avere alcun coinvolgimento nelle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio avvenute quest’estate a Écône, che hanno ulteriormente aggravato la frattura con Roma. «Noi non siamo scomunicati. Noi siamo cum Petro et sub Petro», ripetono, rivendicando la piena comunione con il Pontefice e respingendo qualsiasi assimilazione ai gruppi che contestano l’autorità della Santa Sede. Il loro interrogativo è soprattutto ecclesiale: perché impedire l’accesso alla Basilica a fedeli cattolici che intendono pregare sulla tomba di Pietro?

Il malessere è emerso con particolare evidenza nell’intervento di Christian Marquant, presidente dell’associazione francese Paix Liturgique, arrivato a Roma per partecipare all’incontro. Secondo Marquant, all’origine delle incomprensioni ci sarebbe una conoscenza insufficiente del mondo tradizionalista da parte delle autorità ecclesiastiche.
Marquant ha inoltre raccontato di un tentativo di far conoscere direttamente a Leone XIV la situazione dei fedeli legati alla liturgia antica, attraverso monsignor Athanasius Schneider, ricevuto in udienza nel dicembre scorso. Secondo la ricostruzione riferita dal presidente di Paix Liturgique, durante quel colloquio il Papa avrebbe commentato la celebrazione dell’anno precedente in San Pietro con una frase destinata ad alimentare ulteriori interrogativi: «Quella Messa è stata strumentalizzata».
La vicenda riporta al centro una questione che continua ad attraversare il pontificato di Leone XIV: quale spazio riconoscere ai cattolici legati alla liturgia precedente alla riforma conciliare e come distinguere la sensibilità tradizionale, vissuta all’interno della comunione ecclesiale, dalle posizioni di aperta contestazione dell’autorità pontificia. Per il momento resta soprattutto l’incertezza su quanto accadrà domani mattina. Dopo quindici anni di pellegrinaggi, i fedeli della Messa antica potrebbero trovarsi davanti a un limite mai incontrato prima: non poter raggiungere la Basilica di San Pietro per pregare sulla tomba dell’apostolo al quale dichiarano di voler restare fedeli.
Io conosco le preghiere sia in latino che in greco. Qual è la differenza? Se predicano lo stesso messaggio, in quale “eresia” si incorre?
Dovremmo pregare in aramaico antico, a essere precisi.
(Fonte: IlGazzettino)

