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Ex Ilva: la Cassazione rigetta il ricorso, l’area a caldo deve fermarsi

La corte di cassazione ha rigettato il ricorso contro il decreto con il quale la corte d’appello di Milano ha ordinato lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, la parte centrale dello stabilimento siderurgico. Il decreto dei giudici milanesi resta quindi valido. La decisione è stata presa dalle sezioni unite civili dopo l’udienza del 20 ottobre.

Resta ora ai commissari stabilire nel dettaglio i passaggi tecnici e i tempi dell’operazione di spegnimento. Poiché si è sempre sostenuto che, una volta spenti, gli altiforni non possono più essere riaccesi, per l’area a caldo dell’impianto siderurgico tarantino è giunta la parola fine.

Il decreto della corte d’appello risale al 27 luglio, con 90 giorni di tempo concessi all’azienda per adempiervi, ed è stato confermato dai giudici di Milano in due diverse occasioni, nelle udienze del 9 e del 30 settembre. L’impianto industriale risulterebbe dannoso per la salute umana a causa dell’emissione di polveri in atmosfera e della presenza di amianto negli altiforni: queste le motivazioni centrali della corte d’appello nel suo decreto.

Due controricorsi a sostegno del provvedimento dei giudici di Milano sono stati invece presentati dai cittadini di Taranto che si sono costituiti in un giudizio svoltosi negli anni tra il tribunale di Milano, dove ha sede legale Acciaierie d’Italia, la Corte di giustizia dell’Unione europea di Lussemburgo, la corte d’appello di Milano e infine la cassazione a Roma.

Il dilemma industriale per eccellenza: salute Vs. produzione.

(Fonte: Rainews24)

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