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Morte del piccolo Domenico Caliendo, nelle chat del Monaldi: “Siamo già a tre morti. Qui ci arrestano tutti”

«Fraté abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno, sto iniziando a sperare che ci arrestino tutti». Scrive così in una chat Vincenzo Pagano, uno dei medici che hanno fatto parte dell’équipe che il 23 dicembre 2025 hanno preso parte al trapianto di cuore fallito costato la vita al piccolo Domenico. Pagano sta chattando con un altro medico non indagato del Monaldi di Napoli, è il 7 febbraio 2026: «La tragedia è successa perché il medico impiantatore non ha fatto l’esame obiettivo dell’organo come da linee guida del Cnt (Centro Nazionale Trapianti, ndr)» scrive il chirurgo. E ancora, il 13 febbraio: «Il trapianto si poteva fare una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso» si scrivono gli anestesisti.

Dopo una settimana il piccolo Domenico Caliendo muore in terapia intensiva, dove viene trasferito il 23 dicembre 2025, dopo il fallimento del trapianto di cuore congelato, mentre è collegato all’Ecmo, il sistema di supporto vitale temporaneo che può sostituire la funzione di cuore e polmoni per un periodo limitato.

Il giorno prima, il 12 febbraio, il cardiochirurgo Guido Oppido sarebbe dovuto andare in ferie, fino all’8 marzo, come da sua richiesta, ma la direzione dell’ospedale revoca il permesso ritenendo che dovesse continuare ad assicurare al piccolo Domenico la continuità terapeutico-assistenziale.

Le conversazioni in chat confermano quanto sostenuto dalla famiglia Caliendo e dall’avvocato Francesco Petruzzi, secondo i quali se il piccolo in tempo utile fosse stato staccato dall’Ecmo e collegato al Berlin-Heart, il cosiddetto cuore artificiale, probabilmente avrebbe potuto essere trapiantabile una seconda volta.

Dalle stesse conversazioni però si evince anche che ormai le condizioni di Domenico erano tali da rendere impossibile un nuovo intervento: «polmoni di pietra, insufficienza epatica e tac encefalo peggiorata». Poi c’è una frase che desta sconcerto: «E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi il culo».

Oggi il legale Petruzzi si recherà in procura a Napoli per chiedere agli inquirenti di ascoltare «a sommarie informazioni testimoniali» le persone coinvolte in queste conversazioni. «Oppido continua a rinfacciare ipotetiche colpe e a fuggire». Eppure le morti al Monaldi non sono state poche: a cominciare dall’anno nero per eccellenza, il 2014. In quel periodo la terapia intensiva neonatale è colpita da un’infezione batterica. E in quei mesi tutti i bambini trapiantati muoiono, tranne uno. I numeri spingono il Centro nazionale trapianti nel 2016 a chiudere le sale operatorie, sospendere le attività pediatriche e limitarle all’assistenza pre e post trapianto. Nel 2018 il Ministero della Salute invia ispettori e Nas nel reparto. Pochi mesi prima l’ex responsabile dei trapianti pediatrici Giuseppe Caianiello chiede di andare in prepensionamento, in polemica con la carenza di uomini e mezzi. A prendere il suo posto è il cardiochirurgo Guido Oppido.

La Sanità al Sud ha bisogno di essere riorganizzata, implementata.

 

(Fonte: IlGiornale)

 

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