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Wade Wilson, il “Deadpool killer” dal volto tatuato aspetta nel braccio della morte

Dal luglio 2025 il «Deadpool killer» – soprannome legato al celebre antieroe Marvel di cui condivide il nome all’anagrafe Wade Wilson – è recluso nel braccio della morte del carcere di massima sicurezza Union Correctional Institution a Raiford in Florida. L’uomo aspetta l’esecuzione per la quale potrà scegliere tra l’iniezione letale e la sedia elettrica.

La sua storia è ora al centro del documentario dal titolo «Il bel diavolo» su Paramount+ dove viene ricostruita la vicenda del 32enne che si è presentato al processo con vestito di alta sartoria sfoggiato per far colpo sulla giuria e pubblico insieme a diversi tatuaggi a carattere nazista sul viso e il sorriso malefico del Joker come nel film.

Prima ancora che le indagini lo legassero ai due efferati omicidi il fascicolo penale di Wilson contava già numerosi crimini tra cui furti con scasso violenze sessuali aggressioni e porto abusivo di armi. Come ricostruito dalla testata locale The News-Press la sua giovinezza è stata segnata da continui problemi comportamentali e da un precoce abuso di sostanze stupefacenti oltre che dal trauma dell’adozione da parte dei genitori biologici che avevano solo 13 e 14 anni alla sua nascita. Durante gli anni del liceo ha subìto quattro gravi traumi cranici e dal 2012 in poi si sono susseguiti molteplici arresti culminati in una scia di violenze domestiche nei mesi immediatamente precedenti al doppio delitto.

La scia di sangue si è consumata il 7 ottobre 2019. Come riportato dalle emittenti locali tra cui Fox 4 Southwest Florida Wilson ha aggredito e strangolato la35enne Kristine Melton all’interno della sua abitazione a Cape Coral avvolgendone poi il corpo in lenzuola e tappeti.

Subito dopo alla guida dell’auto rubata alla prima vittima ha intercettato per strada la quarantatreenne Diane Ruiz. Dopo averla fatta salire a bordo con un inganno l’ha strangolata e accortosi che respirava ancora l’ha investita più volte con il veicolo fino a ucciderla. Poche ore dopo ha contattato il padre biologico confessando l’accaduto e dichiarando senza esitazione «Volevo solo farlo sono un assassino». È stato proprio il genitore ad allertare i dipartimenti di polizia.

Il giorno dopo Wilson è stato intercettato e arrestato dagli agenti. I verbali degli interrogatori indicano che l’uomo ha fornito le indicazioni per far ritrovare i resti di Diane Ruiz ammettendo in una chiamata dal carcere gli effetti dell’abuso di droga sul suo stato mentale «Quando assumo droghe vado fuori di testa. Mi assale la rabbia e l’unica cosa a cui penso è uccidere uccidere uccidere. In quei momenti divento il diavolo». I giornali statunitensi tra cui USA Today e The Independent hanno evidenziato la singolare eco mediatica creata attorno al processo: Wilson ha attirato l’attenzione di una folta schiera di fan che gli inviavano lettere e denaro in prigione pur ignorando la brutalità dei suoi crimini.

Nonostante il tentativo della difesa di far valere lo stato di infermità mentale causato dai traumi cerebrali e dall’abuso di sostanze, la giuria ha raccomandato la pena capitale. Il giudice ha confermato la massima condanna sottolineando l’estrema crudeltà e la premeditazione delle sue azioni. Anche dopo la sentenza emanata dalla corte la sua permanenza dietro le sbarre è stata segnata da tentativi di evasione contrabbando di stupefacenti e un’overdose a cui è sopravvissuto nel 2023 prima del suo definitivo trasferimento nel braccio della morte.

 

 

(Fonte: Leggo)

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