Forse è il più spettacolare fallimento delle misure di verifica del personale aeronautico che si muove in aree sensibili.
Perché, dopo quanto successo sul volo Flydubai Dubai-Tel Aviv del 30 settembre scorso, stanno comparendo così tanti indizi sul web che un minimo controllo avrebbe fatto emergere le tante criticità sul primo ufficiale della low cost emiratina.
Tre giorni dopo la tragedia sfiorata filtra il nome del copilota accusato di aver provato a uccidere il comandante per prendere il controllo del Boeing 737 Max pieno di cittadini israeliani e farlo schiantare con ogni probabilità nello Stato ebraico: si chiama Hamam al-Hammami, ha 29 anni, è nato negli Emirati Arabi Uniti da papà omanita e mamma siriana.
Social e post inquietanti
Ma è il suo ruolo sui social a mostrare le falle nel cosiddetto «background check» dei Paesi del Golfo. Nove ore dopo che il volo Flydubai aveva deviato la rotta verso l’Arabia Saudita — in quello che le autorità stanno investigando come un tentato attentato terroristico —, su un profilo LinkedIn intestato a Hamam al-Hammami comparivano due post.

Il primo mostrava filmati girati dalla cabina di pilotaggio di un Boeing 737 Max — lo stesso tipo di aeromobile coinvolto nell’incidente — con focus sugli aerei delle compagnie israeliane El Al e di Arkia, per poi concludersi con la fotografia di Ayman al-Zawahiri (il successore di Osama bin Laden alla guida di al Qaeda) e con quella di Humam Khalil Abu-Mulal al-Balawi (affiliato di al Qaeda che nel 2009 si fece esplodere in un attentato suicida in Afghanistan uccidendo nove persone, tra cui sette agenti e collaboratori della Cia).
Il secondo post mostrava un’immagine generata dall’intelligenza artificiale raffigurante i tre luoghi più sacri dell’Islam — la Mecca, Medina e Gerusalemme — uniti da una scia luminosa, accompagnata da una poesia dal tono di sfida che parlava del rifiuto dell’umiliazione, dell’assenza di paura della morte e della difesa della propria dignità. Poche ore dopo, il profilo veniva rimosso, secondo la Cnn. Anche un account Instagram con lo stesso nome e le stesse immagini, su cui i due post erano stati pubblicati quasi simultaneamente, scompariva dalla piattaforma.
Non è chiaro chi abbia pubblicato quei contenuti, né se fossero stati programmati in anticipo. Ma per gli investigatori e per i media che hanno ricostruito le ultime ore di questa storia, quei post sono diventati il punto di partenza per tracciare il profilo di un uomo rimasto nell’ombra fino a mercoledì mattina.
Hamam al-Hammami ha vissuto diversi anni negli Emirati prima di iniziare la carriera in aviazione. La sua formazione professionale— secondo quanto indicato sul profilo LinkedIn poi rimosso — è avvenuta in Gran Bretagna.

Al-Hammami avrebbe frequentato la Buckinghamshire New University, un ateneo con sede a High Wycombe, nell’Inghilterra meridionale, conseguendo una laurea triennale a distanza in gestione del trasporto aereo nel 2023. Una fonte dell’università ha confermato alla Cnn che una persona con quel nome aveva completato quel percorso di studi, senza fornire ulteriori dettagli.

Il percorso professionale di al-Hammami, sempre secondo il profilo LinkedIn, si era sviluppato principalmente all’interno di Oman Air, la compagnia di bandiera del Sultanato dell’Oman. Il giovane pilota avrebbe lavorato per la compagnia per sette anni, fino al febbraio 2025, la sua esperienza è finita. Secondo il Wall Street Journal al-Hammami era stato rimosso dall’incarico lo scorso anno a causa di preoccupazioni legate alle sue opinioni estremiste.
Questo pone la domanda: perché Oman Air o le autorità del Sultanato non hanno segnalato all’esterno il primo ufficiale? Perché dopo Oman Air, il profilo LinkedIn indicava un breve passaggio in Royal Air Maroc: al-Hammami avrebbe iniziato a lavorare per la compagnia marocchina nel giugno 2025, lasciandola nel gennaio 2026. La pagina non menzionava Flydubai. Un funzionario israeliano ha riferito alla Cnn che il pilota lavorava per Flydubai da soli otto mesi — il che colloca il suo ingresso nella compagnia all’incirca tra gennaio e febbraio 2026, in stretta prossimità con la fine del rapporto con Royal Air Maroc.
Molte le cose che le indagini dovranno chiarire. Primo: chi ha pubblicato quei post, e quando esattamente sono stati preparati? L’ipotesi che si trattasse di contenuti programmati in anticipo — da pubblicare automaticamente in caso di morte o di impossibilità di accedere all’account — implicherebbe una pianificazione dell’azione. L’ipotesi alternativa — che qualcun altro avesse accesso all’account e abbia pubblicato i post dopo l’incidente — apre scenari diversi e complessi.
Il secondo interrogativo riguarda la filiera di controllo delle compagnie aeree. Se al-Hammami era stato rimosso da Oman Air per preoccupazioni legate all’estremismo, come è riuscito a essere assunto prima da Royal Air Maroc e poi da FlyDubai? Le procedure di verifica del background dei piloti — che nel settore dell’aviazione civile sono in teoria tra le più stringenti per qualsiasi lavoratore — avrebbero dovuto includere referenze dalla compagnia precedente.
Forse ha avuto dei fiancheggiatori interni nelle linee aeree che hanno “coperto” il suo profilo permettendogli di lavorare su una tratta considerata “sensibile”.
(Fonte: CorrieredellaSera)

