Gli Houti, la minaccia nel Mar Rosso all’ approvvigionamento energetico

Gli Houthi sono la seconda forza della manovra di Teheran per condizionare i traffici marittimi- commerciali. I pasdaran «controllano» Hormuz nel Golfo mentre i miliziani yemeniti «pensano» a Bab el Mandeb in Mar Rosso. Con gli ultimi successi ottenuti hanno la possibilità di minacciare in modo più diretto la rotta.

Noti anche come Ansar Allah, di fede sciita, si sono fatti conoscere fin dagli anni ’80 e sono diventati una delle forze più rappresentative nel conflitto civile nello Yemen. Si battono contro il governo centrale e altre fazioni presenti nel paese. Sono profondamente ostili all’Arabia Saudita che ha cercato di ridimensionarli con una spedizione militare insieme agli Emirati ma ne è uscita perdente. Dispongono di oltre 100 mila uomini, hanno grande esperienza in battaglia e sfruttano al meglio il territorio sotto il loro controllo. Li guida Abdulmalik al Houthi.

Houthi, quelli tosti del medio-oriente

Report internazionali hanno denunciato violazioni ripetute, arresti arbitrari, sparizioni. Le voci del dissenso sono soffocate, usando la scusa della «caccia alle spie» gettano in galera oppositori o semplici critici. Negli ultimi due anni hanno anche detenuto personale delle Nazioni Unite.

Drammatica la condizione alimentare e sanitaria: le ripetute crisi l’hanno aggravata. Forti limitazioni ai diritti delle donne, con restrizioni e veti che coinvolgono anche i minori.

Col tempo, con l’aiuto dell’Iran, hanno creato un arsenale che consente loro molte missioni. Hanno a disposizione droni-kamikaze e missili in grado di raggiungere target fino a 2 mila chilometri di distanza. Hanno sviluppato mezzi navali – come barchini radiocomandati, mine – per poter disturbare la navigazione. Sono in possesso di missili anti-nave con i quali ingaggiare bersagli che transitano nella via d’acqua. In passato hanno dimostrato di poter bucare le difese saudite centrando siti petroliferi, una tattica poi rivista nell’attuale conflitto. Bersagliati da sauditi, americani, emiratini e israeliani, hanno «disperso» batterie e vettori per sottrarli ai loro colpi  mentre i loro leader hanno adottato regole di sicurezza molto rigide. Contromisure che non hanno però evitato la perdita di figure importanti eliminate dalle incursioni israeliane.

Dopo il fronte interno si sono dati da fare per fiancheggiare Hamas in seguito all’assalto del 7 ottobre. Ed hanno attaccato Israele senza però riuscire a fare danni maggiori. Un’azione di solidarietà parte dell’Asse della resistenza, l’alleanza di milizie sciite ispirate da Teheran, ma anche la prosecuzione di un’agenda propria. Insieme ai raid hanno preso di mira le navi di alcuni paesi in Mar Rosso costringendo le compagnie a evitare questa rotta. Non serve che sparino, è sufficiente la minaccia. Pochi vogliono prendere dei rischi.

La Repubblica islamica è il punto di riferimento religioso e ideologico, è il partner che garantisce l’approvvigionamento bellico e il lavoro di intelligence. La agenzia giornalistica Reuters ha rivelato della presenza di esperti e guardiani della rivoluzione al loro fianco, elementi aggiunti al contingente di consiglieri presente da tempo. Anche se i loro porti sono stati danneggiati e c’è di fatto un blocco attorno alle loro coste sono riusciti ad ottenere altre armi grazie al ricorso a barchini. Per alcuni gli Houthi sono uno strumento nelle mani degli ayatollah, per altri il rapporto è più dinamico e il movimento conserva una sua autonomia. Non tutte le mosse sono ispirate da Teheran, anche se alla fine ne può trarre un vantaggio.

Cinque punti da tenere in considerazione:

1) Si sono imposti come un elemento attivo regionale usando abilmente il loro arsenale e calcolando le mosse. La conoscenza della geografia li aiuta in modo deciso;

2) Partecipano alla strategia geopolitica dell’Iran, collaborando e facendo da sponda (ma non in modo automatico);

3) Consolidano il loro ruolo nella penisola arabica;

4) Dimostrano di essere la lancia migliore dell’Asse della resistenza e in questo sembrano aver superato l’Hezbollah libanese;

5) Sono consapevoli che gli Usa ma anche i nemici più vicini – come l’Arabia – evitano di affrontare campagna terrestri nello Yemen perché sarebbe un inferno e dunque sono disposti ad incassare eventuali colpi.

Sono tosti gli Houthi, non c’è che dire.

(Fonte: CorrieredellaSera)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.