Un bambino di 5 anni è finito in ospedale dopo essere stato morso da una vipera mentre si trovava nel giardino della sua abitazione ad Oliveto Citra, in provincia di Salerno.
Il fatto si sarebbe verificato nel pomeriggio di sabato mentre il piccolo giocava nel giardino dell’appartamento di famiglia. Improvvisamente la situazione sarebbe precipitata, i genitori che si trovavano all’interno della casa sarebbero stati allertati dalle urla del figlio, decidendo poi di portarlo subito al vicino pronto soccorso.
Il bambino sarebbe stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso e, una volta accertato il contatto e conseguente morso del serpente velenoso, i medici dell’ospedale salernitano hanno deciso di trasferire il piccolo paziente presso il Santobono di Napoli, dopo un consulto con il Centro Antiveleni del Cardarelli.
Giunto presso il polo pediatrico partenopeo, il bambino sarebbe stato trattato con il siero anti-veleno e le sue condizioni sarebbero migliorate. Pur restando critica la situazione, non sarebbe in pericolo di vita.
Meccanismo di tossicità del veleno di vipera
Il veleno di vipera è una sostanza proteica complessa con spiccata attività enzimatica; la sua tossicità è causata da alcuni polipeptidi che si legano a diversi recettori con azioni di diverso tipo in base al sistema aggredito: neurotossicità, emotossicità, cardiotossicità, miotossicità (o una combinazione di questi).
Il veleno della vipera è costituito anche da nucleotidi e protidi che servono ad immobilizzare, uccidere e iniziare a digerire le prede.
Il veleno delle vipere italiane di norma non è letale anche se può causare gravi complicazioni che richiedono il trattamento adeguato. Può essere invece letale per bambini piccoli e anziani con malattie croniche o debilitanti.
La frequenza dei decessi in Italia è di circa uno all’anno, numero molto inferiore delle morti per punture di imenotteri, ad esempio, e quindi la percezione sulla pericolosità non è oggettiva, ma deriva di più dalla secolare e irrazionale paura dei serpenti.
La letteratura identifica una mortalità dello 0,1% delle persone morse da una vipera e spesso per anafilassi e non per gli effetti del veleno in sé.
La pericolosità, però, è dovuta principalmente alla azione emotossica che crea coagulopatie (azione emorragica per via di enzimi che a piccole dosi gelificano il fibrinogeno e creano coagulazione intravascolare disseminata mentre a grandi dosi lisano il fibrinogeno e creano emorragie) e a quella neurotossica, che può causare paralisi spastica, convulsioni, alterazioni della coscienza o edema cerebrale.
Altre complicazioni si possono verificare nel sito del morso, in cui avviene un danno diretto dell’endotelio dei capillari e che può infettarsi o andare incontro a necrosi o addirittura sindrome compartimentale: il veleno di vipera ha un’azione citotossica e necrotizzante a causa di numerosi enzimi che distruggono le proteine delle cellule alterando anche la permeabilità della membrana dei capillari, causando stravaso di elettroliti, albumina e globuli rossi attraverso le pareti vasali nella sede del morso.
Come citato in precedenza ci può essere anche il rischio di shock anafilattico, che mette in pericolo la vita del paziente in modo maggiore che il veleno stesso per le implicazioni emodinamiche e ostruttive delle vie aeree da edema.
Una complicanza possibile è anche l’insufficienza renale acuta a causa di emoglobinuria, mioglobinuria e bilirubinuria e che può richiedere emodiafiltrazione.
Infine il veleno di vipera ha un’azione anche emolitica dei globuli rossi e quindi può esserci anemia emolitica con iperpotassiemia.
(Fonti: Vesuviolive, .nurse24.it)

