Fine vita, i tre paletti di Mastella: “No al suicidio assistito, all’accanimento terapeutico e alla frammentazione regionale”

“Sul fine vita la politica deve assumersi le proprie responsabilità. E’ chiaro che è un tema estremamente sensibile, ma l’area di cultura cattolica non può che partire da tre paletti: no all’accanimento terapeutico, perché il prolungamento delle funzioni vitali non deve e non può essere un artificio; no al suicidio assistito, poiché finche la vita c’è, è un dono e sotto il profilo istituzionale no alla frammentazione regionale, perché è bizzarro giuridicamente e sbagliato politicamente che il paradosso dell’eutanasia alla milanese, è inaccettabile in un Paese uno e indivisibile”, lo ha spiegato ieri sera Clemente Mastella durante la presentazione del libro (La vita e l’attesa) di monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, con l’Arcivescovo di Benevento monsignor Michele Autuoro, nell’ambito dell’edizione ‘Mediterranea’ del festival Benevento Città Spettacolo.
L’ex Guardasigilli ha messo in guardia poi il mondo cattolico dal pericolo di una ubriacatura da multiculturalismo, “come segnalato anche da Ernesto Galli della Loggia, la cultura cattolica deve riaffermarsi nei suoi tratti distintivi. Anche per evitare lo straripamento dell’ultradestra: i neonazisti di Afd rischiano di vincere in Sassonia, se Le Pen prende l’Eliseo, alle presidenziali francesi, l’Ue rischia di saltare”.
Monsignor Paglia ha posto l’accento invece sul valore della terza età: “Nell’era della prima generazione di massa di anziani, manca perfino una cultura farmaceutica e medica adatta: ogni anno milioni di ricoveri impropri, cioè inutili, soprattutto di anziani. Serve un nuovo pensiero, perché l’anzianità è cruciale”.
Per monsignor Michele Autuoro “mons Vincenzo Paglia con il libro “La vita e l’attesa”ci consegna un testo che scuote le coscienze e squarcia il velo di ipocrisia con cui la società contemporanea cerca di nascondere il tempo della vecchiaia e il mistero della morte. In questo libro, edito da Vita e Pensiero, non troviamo una sterile consolazione, ma un vero e proprio manifesto per un nuovo umanesimo. Monsignor Paglia ci ricorda una verità che abbiamo dimenticato: che la vecchiaia non è il naufragio della vita, ma il suo compimento. È il tempo in cui il corpo, pur indebolendosi, lascia spazio a una sapienza dello spirito fatta di mitezza, di accoglienza e di misericordia. In un mondo che corre, l’anziano custodisce il ritmo dell’attesa. Le tesi di Monsignor Paglia non interpellano solo la Chiesa, ma sfidano direttamente la polis, la comunità civile. Per questo motivo al tavolo della presentazione l’arcivescovo e il Sindaco Mastella Quando l’autore parla della necessità di ricostruire il patto tra le generazioni, sta parlando di politica nel senso più nobile del termine. Una città che non sa includere i suoi anziani, che li isola o li considera un peso economico, è una città che smarrisce la propria anima e il proprio futuro. Il libro contiene anche una forte e necessaria critica ai miti tecnologici dell’immortalità virtuale. La tecnica ci illude di poter sconfiggere il limite, ma è proprio nell’accettazione della nostra fragilità che scopriamo la nostra vera grandezza. Come ci ricorda Mons Paglia nelle sue pagine, siamo esseri “mortali, ma non per la morte”. C’è un oltre che ci attende, un abbraccio eterno che dà senso a ogni frammento del nostro cammino terreno.

Da ALESSANDRO FUCCI

Tributarista di Esperienza. Esperto in Fisco e Tasse. Classe '77 . Conosciuto per la capacità di risollevare gli imprenditori in difficoltà.

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