Caso moschea a Venezia, il Giornale: “Dietro si fa largo il volto feroce dell’islamismo”

Vi mostriamo l’articolo de Il Giornale sul caso della Moschea di Venezia e sulla “minaccia” di sciopero della comunità bengalese.

Ecco il doppio gioco dei bengalesi che minacciano di scioperare a Venezia per la moschea. Dietro ai vaghi tentativi di accordo con il Comune si fa largo il volto feroce dell’islamismo. Mentre in queste ore, Sadmir Aliovsky, presidente della Comunità Islamica di Venezia e provincia, invita i fedeli alla calma e alla moderazione, l’imam Arif Mahmud getta benzina sul fuoco. Membro di spicco della comunità bengalese mestrina, Mahmud ha affidato ai suoi profili social una lunga invettiva dopo il no dell’amministrazione comunale alla moschea di via Giustizia. «Se chiuderanno le moschee, ogni nostra casa diventerà una moschea! Daremo grande importanza alla formazione di famiglie che seguano l’abbigliamento e i valori della Sunna».

Da una parte, dunque, chi sembra aver capito che forse sarebbe consigliabile abbassare i toni; dall’altra chi, invece di abbassarli, li prende per il bavero e li trascina ancora più in alto. Talmente in alto che la moschea pare una quisquilia amministrativa di fronte ai grandi temi dell’Islam: l’istruzione, la famiglia, la rispettabilità. Mahmud dichiara esplicitamente di voler creare istituzioni che integrino l’istruzione islamica a quella pubblica, in quanto «quella islamica è migliore». Evidentemente non pago, Mahmud prosegue la sua requisitoria con una profezia che ha il sapore di una dichiarazione di guerra all’Occidente: «Arriverà il momento in cui la società occidentale, immersa nell’alcol, nella sessualità, nel gioco d’azzardo e nell’oscenità, sarà sul punto di perdere la propria identità. Allora saremo noi – islamici – a preservare questo Paese!».

Un Occidente descritto come una cloaca di alcol, sesso, gioco d’azzardo e oscenità, mentre gli islamici si candidano letteralmente a preservare il Paese dal peccato. Mahmud, d’altronde, non è nuovo a certe esternazioni radicali: già lo scorso anno la deputata di FdI Sara Kelany aveva presentato un’interrogazione al Ministro Piantedosi, dopo dei post dell’imam sulle donne, tra cui alcuni rivolti alla Premier.

E in una società in cui si reclamano solo diritti, Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, ha ricordato che esistono anche doveri, come quello di stipulare un’intesa con lo Stato italiano, che l’Islam si è sempre rifiutato di fare. «Sarà forse perché è difficile dire che le donne hanno pari diritti degli uomini o rinunciare alla Sharia?», Tuona Bignami.

A leggere le parole dell’imam, il dubbio sorge. E, con esso, qualche certezza.

La mia opinione

L’Italia si professa laica, ma sembra che l’islamismo prenda sempre più piede nella nostra società, con pretese mediorientali che sono degne di stati lontani, molto lontani. Che sono venuti a fare tutti questi stranieri qui in Italia?

Ma è ovvio, a impossessarsi di una nazione, favoriti dall’inedia e dall’inezia dei politici nostrani, dall’Europa. Entrati come lavoratori al livello di schiavi, vogliono dettare la loro legge, quella religiosa, che, a conti fatti, è incostituzionale.

Ancora, in Italia, non c’è nessuno che ha il coraggio di dire che l’Islam va bandito perché, una cosa sopra tutte, mortifica le donne.

Io rispetto le religioni, per me anche chi crede in Paperino merita di credere, purché non venga a impormi di non mangiare anatra perché la cosa lo offende, o che non posso indossare un giubbetto di piume d’oca…

Se non gli sta bene, può tornarsene a Disneyland.

(Fonte: IlGiornale)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.