Alfonso Signorini fa causa a Google e chiede 5 milioni

Cinque milioni di euro di risarcimento, un contratto televisivo da 1,2 milioni l’anno e una consulenza che descrive attacchi di panico, sindrome ansioso-depressiva e sintomi di area post-traumatica. Sono alcuni degli elementi contenuti nella maxi-causa civile avviata da Alfonso Signorini contro Google per i video pubblicati da Fabrizio Corona su Falsissimo.

L’ex conduttore del Grande Fratello ha citato davanti al Tribunale di Milano il colosso proprietario di YouTube, chiedendo il «risarcimento integrale di tutti i danni sofferti». Secondo i suoi avvocati, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, Google non sarebbe intervenuta adeguatamente per fermare la diffusione dei contenuti che Signorini considera diffamatori. L’atto di citazione, depositato a maggio e visionato da FqMagazine, ricostruisce non soltanto le conseguenze professionali della vicenda, ma anche quelle che, secondo la difesa, avrebbero inciso profondamente sulla vita privata e sullo stato psicologico del giornalista.

I video di Fabrizio Corona e la causa contro Google

Al centro del contenzioso ci sono le puntate di Falsissimo nelle quali Fabrizio Corona ha rivolto pesanti accuse a Signorini, sostenendo l’esistenza di presunti ricatti sessuali nei confronti di aspiranti concorrenti del Grande Fratello. Accuse dalle quali prende le mosse la battaglia giudiziaria dell’ex direttore di Chi. Dopo la denuncia per concorso in diffamazione, Signorini ha infatti deciso di procedere anche in sede civile contro Google. Secondo i suoi legali, la società, in qualità di gestore di YouTube, avrebbe omesso di intervenire «in modo tempestivo, effettivo e proporzionato» per rimuovere i contenuti contestati, impedirne la ripubblicazione e bloccare la circolazione di video identici o sostanzialmente equivalenti.

La ricostruzione parte dal 15 dicembre 2025, data della prima puntata di Falsissimo dedicata a Signorini. Nelle carte vengono ricordate anche le successive diffide indirizzate a Google e l’ordinanza urgente del Tribunale di Milano che a gennaio aveva bloccato il caricamento del secondo episodio, provvedimento successivamente ridimensionato dopo l’impugnazione di Corona. Per la difesa di Signorini, Google avrebbe consentito che quei contenuti continuassero a circolare nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento ricevute. Sarà naturalmente il giudizio civile a stabilire l’eventuale responsabilità della società.

«Sofferenza intensa»

Uno dei passaggi più delicati della causa riguarda le conseguenze psicologiche che Signorini sostiene di aver subito. I legali parlano di una «sofferenza intensa, protratta e concretamente incidente sulle abitudini di vita, sui rapporti sociali e sulla gestione della propria esposizione pubblica». A sostegno della richiesta è stata presentata anche una consulenza specialistica. Secondo quanto riportato nell’atto, dalla relazione emergerebbe «un quadro psicopatologico di rilevante entità», caratterizzato da una sindrome ansioso-depressiva con manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi appartenenti all’area post-traumatica.

Tra gli elementi indicati dagli avvocati per descrivere l’impatto della vicenda sulla vita del giornalista ci sono inoltre la disattivazione dei profili social, la sospensione degli impegni pubblici, il timore di nuove pubblicazioni e la scelta di allontanarsi dal circuito mediatico. Un duro colpo.

Quanto percepiva Alfonso Signorini a Mediaset

Nelle carte emerge anche un dettaglio finora rimasto lontano dai riflettori: il compenso previsto dal contratto di Signorini con Mediaset prima dell’autosospensione alla fine dello scorso anno. Secondo quanto riportato dai suoi legali, il contratto prevedeva un corrispettivo minimo annuale garantito di 1,2 milioni di euro. Di questi, 480mila euro sarebbero stati legati specificamente allo sfruttamento dei diritti d’immagine.

Capitale “reputazionale”

Una cifra utilizzata dalla difesa per quantificare il peso economico della reputazione del conduttore. Negli atti Signorini viene descritto come una figura di primo piano del panorama mediatico italiano, per la quale immagine e credibilità rappresentano non soltanto elementi personali, ma veri e propri strumenti professionali. Secondo gli avvocati, la diffusione delle accuse avrebbe quindi colpito il «capitale reputazionale» costruito in decenni di carriera, incidendo sul posizionamento nel mercato televisivo ed editoriale, sulla possibilità di utilizzare commercialmente il proprio nome e, di conseguenza, sulla capacità di produrre reddito.

La richiesta da 5 milioni 

È su questo insieme di presunti danni patrimoniali, reputazionali e personali che poggia la richiesta di risarcimento da cinque milioni di euro avanzata contro Google. Per i legali, il comportamento contestato al colosso tecnologico sarebbe stato omissivo e si sarebbe protratto per mesi nonostante le numerose segnalazioni ricevute. La controversia arriverà davanti al Tribunale di Milano il prossimo 20 dicembre. Google dovrà costituirsi in giudizio e presentare le proprie argomentazioni difensive. Saranno quindi i giudici a valutare le rispettive posizioni e a stabilire se sussistano le responsabilità e i danni contestati.

Sarà un bel dibattimento.

(Fonte: CorriereAdriatico)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.