Arrestato a Ostia per stalking il 44enne romano F. C.: dopo la condanna per l’omicidio dell’ex risalente a vent’anni fa, aveva cominciato a perseguitare la nuova compagna.
L’uomo è stato bloccato dagli agenti della Polizia di Stato sul litorale romano mentre passeggiava tranquillo con il cane, prima di essere trasferito nel carcere di Rebibbia in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla gip del Tribunale di Roma, Emanuela Attura.
Nel 2003 era stato condannato per la morte di Silvia Napoli, la fidanzata dell’epoca precipitata dal quattordicesimo piano di un palazzo in via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca. Tornato in libertà nel 2014 dopo aver scontato la pena, a distanza di dieci anni dal suo reintegro in società è finito nuovamente al centro di una drammatica vicenda di violenza di genere.
Dalle percosse alle aggressioni con stoviglie e coltelli
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la relazione con la nuova compagna si è trasformata nel tempo in un incubo segnato da una progressiva e sistematica escalation di angherie fisiche e psicologiche. Negli atti della Procura vengono contestati episodi di brutale aggressività: in un’occasione la donna sarebbe stata colpita con violenza al torace, in un’altra l’uomo le avrebbe lanciato contro una padella colpendola alla testa, fino all’episodio in cui avrebbe impugnato un coltello contro di lei.
«Ti sfregio, ti ammazzo»
Quando lo scorso maggio la donna ha trovato il coraggio di interrompere la relazione, la condotta persecutoria dell’uomo non si è fermata, prendendo anzi le forme di un vero e proprio assedio. Telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, condite da esplicite minacce di morte: «Se ti vedo ti ammazzo», «ti sfregio», «ti do fuoco».
Minacce sui social
A questo si è aggiunta una mirata strategia d’intimidazione digitale: l’uomo avrebbe pubblicato quasi quotidianamente dei video su TikTok diretti alla ex e ai suoi familiari, con contenuti ritenuti chiaramente minatori dagli inquirenti. Un clima di paura che ha fatto cadere la vittima in un grave stato d’ansia, costringendola a modificare totalmente le proprie abitudini, a evitare di uscire da sola e a vivere nel costante terrore di un’aggressione.
L’ordinanza della Gip e il pericolo di reiterazione
Le dichiarazioni della vittima hanno trovato riscontro nei filmati acquisiti dalla Polizia e nelle testimonianze dei familiari. Nel disporre la misura della custodia cautelare in carcere, la gip Emanuela Attura ha evidenziato come la carcerazione sia l’unico strumento idoneo a interrompere la catena di minacce e violenze.
A pesare in modo determinante sulla valutazione del giudice è stato proprio il precedente specifico per l’omicidio di Silvia Napoli: un elemento che ha confermato l’elevata pericolosità sociale del 44enne e il concreto e imminente rischio di reiterazione dei reati.
Donna Vita Libertà.
(Fonte: Canal10)

