La comunità bengalese alza i toni sul progetto dell’ex segheria Rosso. Il centrodestra replica: «Nessun ricatto alle istituzioni».
Il progetto per realizzare una moschea nell’ex segheria Rosso di Mestre entra in una fase di forte tensione politica. A far esplodere lo scontro è la dichiarazione attribuita al portavoce di alcune associazioni bengalesi: «Se scioperiamo noi bengalesi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti e alberghi. Volete vedere?».
Parole arrivate dopo che il sindaco Simone Venturini ha subordinato ogni possibile confronto sul progetto a passi concreti sul terreno dell’integrazione.
La risposta del centrodestra è stata immediata. Raffaele Speranzon, senatore e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ha definito «inaccettabili» le minacce rivolte a settori dell’economia veneziana.
Speranzon: «La libertà religiosa non significa poter imporre una moschea»

Secondo Speranzon, il punto non riguarda il diritto al culto, ma il metodo con cui la richiesta viene portata avanti.
Il senatore parla di «tentativo di trasformare il proprio peso numerico ed economico in uno strumento di pressione sulle istituzioni» e ribadisce che «non esiste alcun diritto a imporre una moschea né a ottenere deroghe alle regole minacciando di bloccare la città».

Sulla stessa linea Andrea Tomaello, consigliere regionale, commissario della Liga Veneta ed ex vicesindaco di Venezia.
«Il centrodestra aveva detto chiaramente no a questo progetto già durante la campagna elettorale», afferma. Poi aggiunge: «Non basta certamente un ricatto per farci cambiare posizione: minacciare di bloccare la città è il modo peggiore per avanzare una richiesta».
Nel confronto è entrato anche il rapporto tra la comunità bengalese e la politica locale. Alle ultime amministrative il centrosinistra aveva candidato sette persone di origine bengalese tra Consiglio comunale e municipalità. Venturini ha poi vinto al primo turno con il 51%, mentre Andrea Martella si è fermato al 39%.
Venturini chiede passi sull’integrazione prima del confronto

La posizione del sindaco è stata espressa in modo netto. Venturini ha chiesto alla comunità bengalese «passi importanti sul fronte dell’integrazione», richiamando temi come conoscenza della lingua italiana, rispetto delle regole di convivenza, gestione delle attività commerciali e condizione femminile.
«Facciano partecipare le donne ai corsi di apprendimento di lingua italiana e basta veli integrali in città», ha dichiarato.
Solo dopo risultati concreti su questi aspetti, secondo il primo cittadino, potrà iniziare una discussione sul progetto.
Tomaello sostiene questa impostazione e insiste sulla necessità di un percorso di integrazione «molto più serio e concreto», indicando tra i problemi da affrontare anche la cura dei quartieri e la raccolta differenziata.
Ex segheria acquistata per 1,5 milioni, ma resta il nodo urbanistico
A inizio agosto i promotori hanno acquistato l’ex segheria per 1,5 milioni di euro. L’area misura circa 7.800 metri quadrati, ma l’acquisizione dell’immobile non autorizza automaticamente la realizzazione di un luogo di culto.
Tomaello sottolinea che il terreno avrebbe attualmente una destinazione artigianale e che sarebbe quindi necessaria una variante urbanistica per trasformarlo in moschea.
Resta aperto anche il tema delle risorse economiche. Secondo il consigliere regionale, non sarebbe stato chiarito da dove dovrebbero arrivare i circa 20 milioni di euro necessari alla realizzazione dell’opera.
«Se qualcuno ha compiuto questi passi senza conoscere le regole o senza avere alcuna garanzia, non può poi pretendere che sia il Comune a risolvere il problema», sostiene.
Tra Mestre e Marghera risultano inoltre censiti circa dodici centri o sale di preghiera. Alcune strutture sarebbero già state interessate da provvedimenti di chiusura e da ordini di demolizione o ripristino per problemi legati alle destinazioni d’uso.
Tomaello contesta infine che poche persone possano parlare a nome dell’intera comunità bengalese: «Ci sono moltissime persone perbene, che lavorano e contribuiscono alla città». Il confronto, aggiunge, può continuare soltanto «nel rispetto delle regole e della città».
Trasformare una segheria in una Moschea è una idea innovativa, non c’è che dire.
Se i bengalesi si fermano, chi venderà ai turisti le paccottiglie-souvenir ai turisti?
(Fonte: Baritalinews)

