In Lombardia il primo caso di suicidio assistito gestito dal servizio sanitario regionale. Si tratta di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, che è deceduto il 25 agosto dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo.

Come riferito dall’associazione Luca Coscioni, è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, e il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere.
Il precedente del Friuli-Venezia Giulia, e i casi di Toscana, Liguria e Piemonte
Il Friuli-Venezia Giulia è stato il primo caso documentato in cui il servizio sanitario pubblico ha garantito l’intera assistenza, mentre in altre regioni il coinvolgimento del SSR è stato parziale o combinato con professionisti scelti privatamente dal paziente. È il caso di “Anna”, nome di fantasia di una donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva, morta il 28 novembre 2023 nella propria abitazione a Trieste dopo l’auto-somministrazione del farmaco letale. La procedura arrivò al termine di un lungo percorso con l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), anche a seguito dell’intervento del Tribunale di Trieste.
La straordinarietà del caso non riguarda soltanto il fatto che il farmaco fosse stato messo a disposizione dal sistema pubblico. Per Anna, infatti, il Servizio sanitario nazionale fornì anche il medico di supporto e la strumentazione necessaria, consentendo così di qualificare l’episodio come il primo caso italiano di suicidio assistito con assistenza completa del SSN.
In Liguria, il primo caso si è verificato nel febbraio 2026. Silvano V., 56 anni, si è autosomministrato il farmaco fornito dal Servizio sanitario insieme alla strumentazione necessaria. Tuttavia, secondo quanto riportato da ANSA, l’assistenza medica è stata prestata dal medico di fiducia, perché all’interno della ASL non erano disponibili medici per assisterlo.
È quindi un caso nel quale il servizio sanitario pubblico ha avuto un ruolo sostanziale, ma che non può essere definito, adottando un criterio rigoroso, come una procedura interamente gestita dal SSR. La stessa distinzione è stata riportata anche nella ricostruzione del caso: ASL per farmaco e strumentazione, medico di fiducia per l’assistenza.
Sempre in Liguria, nel secondo caso regionale, avvenuto nell’aprile 2026, il farmaco è stato nuovamente fornito dal Servizio sanitario nazionale.
Anche in Toscana,prima a legiferare sull’argomento, il sistema sanitario regionale ha fornito farmaco e strumentazione. Nel quarto caso regionale, quello di Mariasole, morta il 4 maggio 2026, la donna è stata però assistita dal proprio medico di fiducia.
La situazione è ancora diversa in Piemonte. Nel primo caso regionale, avvenuto nel febbraio 2026, l’ASL TO4 ha fornito supporto tecnico-logistico, mentre l’atto finale è avvenuto alla presenza dei sanitari liberamente scelti dal paziente.
Ad oggi sono tre le Regioni italiane che, al 26 agosto 2026, hanno approvato una legge regionale specifica sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito: Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
Il diritto a fine vita dovrebbe essere costituzionale.
(Fonte: ANSA)

