Per 18 giorni, assieme agli amici, lo hanno cercato dappertutto. Il cadavere di Sadam Houssain, invece, era a poca distanza da loro, a ridosso del ghetto di borgo Mezzanone dove ogni estate 5mila braccianti vivono in condizioni infernali affollando baracche inabitabili per lavorare alla raccolta del pomodoro nel Foggiano.
Il corpo di Sadam era nel bagagliaio della sua auto, in avanzato stato di decomposizione. Forse è stato ucciso lo stesso giorno della scomparsa, il 4 agosto. Aveva 32 anni, non era sposato né aveva figli, e da quattro anni viveva in Italia. Sarà l’autopsia a stabilire in che modo sia stato assassinato. La Procura di Foggia, che coordina le indagini dei carabinieri, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario al momento senza indagati.
Nazim, assieme a Sadam, lavorava nelle campagne del Tavoliere. E forse sapeva che il fratello, spesso, caricava in auto altri braccianti e li portava dal ghetto di borgo Mezzanone in campagna. Forse questa prassi ha infastidito qualcuno? Chi può dirlo.
La denuncia di scomparsa verrà formalizzata due giorni dopo, il 7 agosto, ai carabinieri di Foggia. La svolta sabato pomeriggio. “Ricevo una chiamata da parte di Nazim che mi dice – racconta il pachistano – che, mentre era in auto con un amico nei pressi di borgo Mezzanone, ha notato l’auto del fratello. Io chiamo subito i carabinieri e arrivo sul posto. Il corpo di Sadam era riverso nel bagagliaio, in avanzato stato di decomposizione. E’ stato riconosciuto dal fratello attraverso l’abbigliamento e le scarpe e, soprattutto, da un anello in argento con una pietra rossa che aveva al dito”.
Al momento non è possibile avanzare ipotesi sulle cause della morte. Non è escluso che l’uomo, visto l’avanzato stato di decomposizione, possa essere stato ucciso la sera stessa della scomparsa. Ed è probabile che l’auto fosse lì da tempo in un vastissimo lembo di terra dove molto spesso il caporalato detta legge e l’abbandono di autovetture rubate, spesso anche cannibalizzate, rende molto più complesso notare situazioni anomale. Su questi aspetti lavorano i carabinieri che attendono i risultati dell’autopsia per continuare le indagini. Ora si torna a parlare di superamento del ghetto.

Il sindaco di Manfredonia, Domenico la Marca, sottolinea che nei giorni scorsi, è stato al Ministero del Lavoro, per condividere con la Prefettura e la Regione Puglia “un percorso che, da qui a cinque anni, dovrebbe portarci al superamento di quel ghetto, di quell’inferno”.
“Abbiamo tutti piena coscienza che, di fronte ad un problema così complesso, occorrono risposte e percorsi diversi e complessi, in cui ognuno deve fare la sua parte: il Governo, la Regione, gli enti locali, le organizzazioni. Ma una cosa é certa: l’uomo e la sua dignità non possono continuare ad essere merce di scambio di un gioco di interessi e di poteri”.
(Fonte: Ansa)

