Xu Jiayin, fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, finito in default nel 2021, è stato condannato all’ergastolo dal tribunale di Shenzen per frode finanziaria sulla larga scala ed è stato inoltre privato a vita dei diritti civili e tutti i suoi beni personali sono stati confiscati.

Il gruppo Evergrande e la sua controllata immobiliare sono stati condannati a pagare una multa complessiva di 15,82 miliardi di yuan (2 miliardi di euro). Tra il 2016 e il 2021, Evergrande e Xu Jiayin “hanno violato la legge nazionale commettendo una frode finanziaria continuata e su larga scala, nonché altre manovre volte a gonfiare le attività e a occultare le passività”, ha spiegato il tribunale. Altri cinque alti dirigenti del gruppo sono stati condannati a pene detentive comprese tra i 6 e i 18 anni per diversi capi d’accusa.
La bolla immobiliare cinese
La Corte ha stabilito che Xu e le società del gruppo ricorsero a una manipolazione finanziaria sistematica per gonfiare gli attivi, nascondere le passività e presentare una situazione patrimoniale migliore di quella reale. Il fondatore è stato inoltre condannato per raccolta illegale di fondi, frode nella raccolta di capitali, emissione fraudolenta di titoli, informazioni finanziarie false e altri reati collegati, illecito di fondi e corruzione.
Xu aveva ammesso la propria colpevolezza nell’aprile scorso, quando era iniziato il processo.
Chi è Xu Jiayin
Nato in una famiglia povera nella provincia dell’Henan, Xu lavorò inizialmente nell’industria siderurgica. Negli anni Ottanta si trasferì nel settore commerciale e successivamente a Shenzhen, la città simbolo della Cina delle riforme e dell’apertura al mercato.
Nel 1996 fondò Evergrande e costruì rapidamente un impero basato soprattutto sulla vendita di abitazioni. Il modello era semplice ma estremamente aggressivo: acquistare terreni, costruire rapidamente, vendere gli appartamenti e finanziare la crescita successiva attraverso nuovo debito. Per anni funzionò.
Nel 2017 la sua ricchezza era stimata da Forbes in circa 45 miliardi di dollari.
Il modello Evergrande: crescere accumulando il debito
Per decenni, la proprietà immobiliare è stata uno dei principali motori della crescita cinese.
Evergrande non si limitò al settore residenziale: investì in automobili elettriche, calcio, servizi finanziari, turismo e altri comparti. Per finanziare questa espansione utilizzò enormi quantità di debito.
La stretta finanziaria rese molto più difficile per società altamente indebitate come Evergrande continuare a raccogliere denaro per rimborsare i debiti precedenti: quando il credito si fermò, le fragilità divennero evidenti.
300 miliardi di dollari di passività
Il momento decisivo arrivò nel 2021, quando Evergrande andò in default sul proprio debito offshore. A quel punto il gruppo aveva accumulato passività per oltre 300 miliardi di dollari.
Il caso Evergrande divenne così molto più di un fallimento societario: divenne una questione sociale ed economica nazionale.
Nel gennaio 2024, dopo il fallimento dei tentativi di ristrutturazione, fu ordinata la liquidazione da un tribunale di Hong Kong.
Per la Cina è la fine di un’epoca fatta di crescita a qualsiasi costo
Per Pechino, il caso non può essere considerato un modello economico permanente.

Il South China Morning Post interpreta la condanna come un possibile segnale della fine del vecchio modello di crescita immobiliare cinese.
Evergrande è stata la più grande e spettacolare delle vittime, ma non l’unica, poiché il deterioramento del mercato immobiliare ha coinvolto molti altri sviluppatori e ha pesato sulla fiducia di famiglie e investitori.
La Corte cinese sostiene che Xu abbia anche partecipato direttamente a operazioni fraudolente finalizzate a occultare la reale situazione finanziaria del gruppo, gonfindo gli attivi e nascondendo le passività. Xu avrebbe inoltre utilizzato la propria posizione per appropriarsi di beni della società e avrebbe fatto ricorso a tangenti per ottenere accesso a risorse finanziarie.
La condanna penale mira alle condotte che, secondo il tribunale, hanno accompagnato la gestione del gruppo immobiliare.
E adesso? Tutto perduto?
Il vero problema per migliaia di creditori resta infatti il recupero dei soldi (miliardi) persi. La liquidazione del gruppo prosegue e i creditori, sia cinesi sia internazionali, cercano di recuperare quanto possibile attraverso la vendita degli asset superstiti. Reuters sottolinea che il recupero delle risorse è stato fino ad adesso lento e che i liquidatori stanno cercando anche attività e dividendi offshore per miliardi di dollari.
Ad ogni modo, la Cina dimostra intransigenza e impassibilità nei confronti dei reati economici. Cosa che forse l’Italia dovrebbe imparare. Ma i furboni italiani invece di restare dietro le sbarre se la godono all’estero a cominciare da Dubai.
(Fonte: Reuters)

