Gli USA contro la presidente della Corte penale internazionale, Tokyo e Bruxelles replicano

Il Dipartimento di Stato Usa ha imposto sanzioni alla presidente della Corte penale internazionale Tomoko Akane, di nazionalità giapponese, e al procuratore senior della Corte Abdoulaye Seye, originario del Senegal, che prevedono il congelamento di qualsiasi bene da loro detenuto nelle giurisdizioni statunitensi o che entri in contatto con il sistema finanziario statunitense.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la Corte penale internazionale “un tribunale sovranazionale corrotto e fatalmente politicizzato che ha abusato maliziosamente della propria autorità e ha oltrepassato il proprio mandato”.

La Corte dell’Aja ha stigmatizzato la decisione definendola un “flagrante attacco” all’indipendenza del tribunale internazionale e ha promesso di continuare a perseguire la giustizia per le atrocità commesse in tutto il mondo.

Quando “gli attori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è lo stesso ordine giuridico internazionale a essere messo a rischio”, ha scritto la Corte, assicurando che “continuerà ad adempiere pienamente al proprio mandato con indipendenza e imparzialità”.

L’organo di controllo della Corte, l’Assemblea degli Stati Parte, ha definito le sanzioni un’”escalation” che “rischia di compromettere le indagini in corso e di ostacolare gli sforzi globali” volti a garantire che la giustizia raggiunga le vittime di atrocità a livello mondiale.

La primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha definito la mossa “molto spiacevole” quando un giornalista le ha chiesto un commento sulle sanzioni. “Il Giappone risponderà continuando a mantenere i contatti con i paesi coinvolti, compresi gli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Yuichiro Tamaki, leader del Partito Democratico per il Popolo, all’opposizione in Giappone, ha scritto su X che le sanzioni di Trump erano “oltraggiose e intollerabili”. Ha esortato il governo di Takaichi a manifestare il proprio sostegno alla Corte penale internazionale e a rivolgersi al governo statunitense affinché “ritiri questa ingiusta sanzione”.

“La presidente von der Leyen ed io sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale”, ha scritto in una nota il capo del Consiglio europeo Antonio Costa, “la presidente Tomoko Akane e i funzionari che ne difendono la missione. La Cpi contribuisce a garantire giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili al mondo. Per svolgere questo lavoro fondamentale, i suoi giudici e funzionari devono poter agire in modo indipendente e senza pressioni esterne”.

Gli Stati Uniti credono di essere al di sopra di tutto e di tutti.

(Fonte: ANSA)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.