Xi Jinping sarà il primo a realizzare un sogno simile a quello del Capitano Cook, il navigatore-esploratore inglese che nel Settecento cercò il mitico «Passaggio a Nord-Ovest».

La missione di Cook fallì, anche se è utile oggi ricordarne gli aspetti più sorprendenti. Oggi l’utopia diventa realtà. La Cina è la prima grande potenza a trasformare in business quella che fino a pochi anni fa sembrava una fantasia della geopolitica: usare l’Artico come scorciatoia fra Asia ed Europa. Anche se, per la precisione, in questo caso si tratta del Passaggio a Nord-Est. Ma sempre lungo una rotta artica.

La compagnia cinese Sea Legend inaugura il primo servizio regolare di trasporto merci lungo la Northern Sea Route, la rotta settentrionale che va dall’Asia orientale all’Europa costeggiando il Nord della Russia. La nave Dubai Tower parte da Ningbo, sulla costa orientale cinese, diretta a Felixstowe, in Gran Bretagna. Il viaggio dovrebbe durare venti giorni, la metà del tempo necessario lungo alcune delle rotte alternative utilizzate finora. La nave può trasportare 1.740 container. Sea Legend prevede otto traversate fra agosto e la fine di ottobre, prima che il ghiaccio renda la navigazione troppo difficile. È il salto di qualità più importante da quando, nel 2018, una portacontainer della compagnia danese Maersk sperimentò la rotta artica senza però trasformarla in un servizio regolare. A cambiare i calcoli economici sono due fenomeni: il riscaldamento climatico e la geopolitica.

In cinquant’anni quasi metà del ghiaccio estivo dell’Artico si è sciolto. La Northern Sea Route resta stagionale, presenta rischi elevati e talvolta richiede l’assistenza di rompighiaccio, ma nei mesi estivi è diventata più affidabile. Contemporaneamente le guerre mediorientali e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno reso più pericolosa la rotta di Suez, spingendo molte compagnie a circumnavigare l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Accorciare drasticamente il percorso significa quindi risparmiare. Restano costi aggiuntivi: i premi assicurativi nell’Artico sono superiori del 40% rispetto alla rotta del Capo. Ma se non è necessario un rompighiaccio, in alcune condizioni il passaggio settentrionale è già competitivo. Con il petrolio attorno ai 90 dollari, per alcuni carichi liquidi come il gas naturale liquefatto il risparmio può arrivare al 33%.

Non siamo al punto di avere un nuovo canale di Suez. Nel 2025 appena 23 navi cargo hanno percorso la Northern Sea Route, mentre a Suez transitano più di trenta navi al giorno. L’assicurazione Coface stima che entro cinque anni il 3,5% degli scambi fra Asia orientale, Europa e Nord America potrebbe utilizzare rotte artiche: merci per 64 miliardi di dollari. Per ora si tratta di una quota di mercato molto piccola.

Pechino si è autodefinita una «potenza semi-artica», pur non possedendo coste sull’Oceano Artico. Ha rompighiaccio, conduce spedizioni scientifiche e considera il Grande Nord una frontiera strategica: per le rotte commerciali, le risorse naturali e, in prospettiva, anche per le attività militari e sottomarine. Per ora questa nuova Via della Seta dei ghiacci dipende dalla Russia. Mosca rivendica il controllo del passaggio e le autorizzazioni vengono concesse da Rosatom, il colosso nucleare di Stato. È un ostacolo politico per le compagnie occidentali, dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni contro la Russia. La Cina, invece, può sfruttare il rapporto privilegiato con Mosca.

Il cambiamento climatico apre una nuova autostrada marittima; le guerre rendono meno sicure quelle tradizionali; l’alleanza cino-russa offre a Pechino un vantaggio competitivo. Mentre l’Occidente discute delle conseguenze dello scioglimento dei ghiacci, la Cina comincia a trasformarle in un servizio commerciale.

Una precisazione geografica è necessaria. La Northern Sea Route, che oggi la Cina comincia a sfruttare, passa a Nord della Russia costeggiando la Siberia. Dalla Cina le navi attraversano lo stretto di Bering e procedono verso Ovest fino all’Atlantico. È la versione moderna del vecchio Passaggio a Nord-Est. Il Passaggio a Nord-Ovest, che Cook cercò nel suo terzo viaggio, è invece a Nord dell’America, attraverso l’arcipelago artico canadese. Oggi la differenza è anche economica. Il Passaggio a Nord-Ovest resta difficile: stretti angusti e ghiacci rendono la navigazione poco prevedibile. La rotta siberiana è più praticabile e può contare sulla flotta russa di rompighiaccio. In sintesi: la Cina sfrutta commercialmente l’altra grande rotta artica sognata dagli esploratori europei. Senza autoflagellarsi per un cambiamento climatico del quale è ormai diventata lei la causa principale.

La Cina vincerà: ha numeri, risorse economiche, mezzi, tecnologia, e soprattutto una spietata fame onnivora.

(Fonte: Corrieredellasera)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.