L’addio a Beatrice: l’intera comunità di Bordighera in silenzio

Beatrice è arrivata in silenzio alla chiesa sulle note dell’Ave Maria di Schubert, accompagnata dagli applausi, dentro una piccola bara bianca. Ad aspettarla c’era il suo papà, entrato dalla porta laterale, scortato dalla polizia penitenziaria. Si è avvicinato alla sua bambina e l’ha accompagnata per l’ultima volta. Intorno, il silenzio di una intera città, Bordighera. Una cerimonia composta, rispettosa, dolorosa come ogni funerale, anche se nello strazio. La chiesa di Terrasanta era gremita. C’erano entrambe le famiglie, i Rao, quella paterna, e gli Aiello, quella materna. Nessun contatto, nessun sguardo nessun segno di pace durante la celebrazioni. Tanti i parenti, gli amici, i conoscenti . Almeno 250 persone.

Beatrice, una bambina che ha avuto troppo poco tempo per conoscere la vita. La madre, Emanuela, detenuta con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola, non ha potuto partecipare alle esequie. Il permesso inizialmente concesso è stato revocato per motivi di sicurezza, si temeva la reazione della comunità. Accanto a Bea, senza mai lasciarla sola, c’era la zia paterna Sonia, che dalla camera mortuaria al cimitero ha accompagnato ogni momento del suo ultimo viaggio.

Il vescovo l’ha ricordata nell’omelia con parole dure ma pronunciate con la delicatezza che la situazione chiedeva. I dettagli emersi dall’autopsia sono drammatici.

Beatrice è morta lo scorso 9 febbraio. Per oltre sei mesi il suo corpo è rimasto a disposizione dell’autorità giudiziaria, e oggi , il suo ultimo viaggio. Presenti anche il prefetto di Imperia Antonio Iaccari, il suo vice Rosa Abussi e il sindaco di Bordighera Marzia Baldassarre che oltre a proclamare il lutto cittadino ha chiuso al traffico l’aurelia e il tratto di strada che conduce al

Il papà ha lasciato la chiesa pochi minuti prima della fine. La piccola bara bianca invece , per diversi minuti, prima di intraprendere l’ultimo viaggio, è stata accarezzata e baciata dai tanti presenti. Suo papà’ ha raggiunto per primo il cimitero, per aspettare la sua bambina, per poterla stringere ancora una volta, prima di dirle addio. Poi, rivolto ai parenti più stretti, con la voce spezzata dal dolore, ha detto: «Facciamo un applauso a questo angelo e vi ringrazio a tutti di essere qua». E l’applauso è arrivato. Un ultimo gesto d’amore per una bambina che avrebbe dovuto avere davanti a sé giochi, scuola, sorrisi, anni. Tutto quello che non avrà. Poi di nuovo il silenzio. Dopo sei mesi di attesa, finalmente la piccola Bea ha trovato pace.

Ora c’è un processo, e per il padre il dolore continuerà in un altro modo.

(Fonte: LaStampa)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.