Le autorità della Groenlandia hanno costretto una compagnia petrolifera statunitense legata a Donald Trump a rinviare le trivellazioni nel territorio artico, smentendo le affermazioni dell’inviato del presidente degli Stati Uniti secondo cui gli americani avrebbero potuto iniziare l’estrazione di greggio già dal prossimo anno. Lo riporta il Guardian, riferendosi alla compagnia Greenland Energy.
A luglio la compagnia petrolifera aveva portato a terra attrezzature di trivellazione senza autorizzazione, suscitando un “forte monito” da parte del governo. Appena una settimana prima che la Greenland Energy intendesse perforare i suoi primi pozzi nella tundra, oggi il governo locale ha dichiarato: “Il processo normativo necessario non può essere completato e, di conseguenza, le autorizzazioni necessarie non possono essere ottenute prima dell’inizio previsto delle trivellazioni”.
Il governo – secondo quanto riporta il Guardian – ha aggiunto che, durante i colloqui, i funzionari groenlandesi hanno espresso preoccupazione per il fatto che i tempi fossero troppo stretti per valutare l’impatto ambientale e sociale. Le autorità dovranno decidere se autorizzare le trivellazioni in una zona umida protetta che ospita uccelli rari e i buoi muschiati da cui dipendono i cacciatori locali. Secondo quanto affermato dal governo e dalla società, le trivellazioni potrebbero ora iniziare, nella migliore delle ipotesi, nell’inverno del 2027. Si tratta di una prospettiva ben lontana dalla previsione formulata appena a maggio da Jeff Landry, il governatore di estrema destra della Louisiana che Trump ha nominato suo inviato in Groenlandia. Dopo una visita, Landry aveva affermato che il petrolio che si suppone giaccia sotto la Groenlandia potrebbe alleviare la crisi energetica causata dall’attacco Usa all’Iran. Il Guardian ricorda che Landry, il cui obiettivo dichiarato è quello di “rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti”, aveva dichiarato: “Potremmo avere quei barili in produzione entro circa 10 mesi”.

“Greenland Energy rimane impegnata a portare avanti il proprio programma di esplorazione petrolifera in modo responsabile e in conformità con il processo normativo della Groenlandia, nel pieno rispetto delle autorità groenlandesi”, ha dichiarato Robert Price, amministratore delegato di Greenland Energy, secondo cui sotto la remota regione di Jameson Land potrebbero giacere riserve di petrolio del valore di 1.000 miliardi di dollari. “Sfrutteremo questo tempo per perfezionare i nostri piani e rafforzare i rapporti con le comunità locali, i partner strategici e le autorità competenti”, ha aggiunto. Price aveva dichiarato che una nave con a bordo 300 container di attrezzature di trivellazione sarebbe salpata dal Canada alla volta della Groenlandia a settembre, con la perforazione del primo pozzo prevista per il mese successivo. Durante un incontro con la comunità, aveva dichiarato che la Groenlandia avesse concesso alla società l’autorizzazione a iniziare a sbarcare le attrezzature. Rod McIllree, amministratore delegato di 80 Mile, partner britannico di Greenland Energy, ha dichiarato: “Sebbene siamo delusi dal fatto che la tempistica del programma di trivellazione di Jameson abbia subito un rallentamento, la società rimane pienamente impegnata a portare avanti questo progetto altamente promettente”.

Donald Trump ha più volte minacciato l’acquisizione della Groenlandia, ventilando l’idea di acquistare il territorio dalla Danimarca, di occuparlo con la forza militare o stringendo un accordo. Greenland Energy, costituita lo scorso anno, sostiene che la sua iniziativa petrolifera non sia collegata al piano di acquisizione Usa, ma la società “ha instaurato molteplici legami con l’amministrazione Trump”, sottolinea il Guardian. Phil McGraw, meglio conosciuto come il conduttore del talk show Dr Phil, ha stretto un accordo con Greenland Energy per “catturare la missione di questi cercatori di petrolio dei giorni nostri” in una serie di documentari che andrà in onda in televisione e sui social media. Recentemente è apparso nello Studio Ovale al fianco di Trump, avendo fatto parte della commissione presidenziale per la libertà religiosa. Inoltre – sottolinea il quotidiano britannico – un veterano della Marina Usa impegnato nel progetto ‘Golden Dome’, il piano di difesa missilistica per il quale secondo Trump il controllo della Groenlandia è vitale, fa parte del consiglio di amministrazione di Greenland Energy. Inoltre Kenneth Griffin, miliardario di Wall Street che ha donato 1 milione di dollari per il secondo insediamento di Trump, ha acquistato ad aprile il 9% delle azioni di Greenland Energy.
Neve bianca, oro nero.
(Fonte: IlGiornale)

