Milano, parco della Martesana in balia di degrado e bische clandestine

Tra le principali attività illegali c’è il combattimento dei galli: i “residenti sono esausti e si appellano alle autorità per debellare il fenomeno”

Parco della Martesana fuori controllo, a un anno dal servizio del Tg4 che denunciava le bische clandestine dei sudamericani che scommettevano sui combattimenti di galli via streaming con tanto di schermi appesi sugli alberi, continua la situazione di degrado con bische clandestine (ma a cielo aperto) e bivacchi. Sporcizia ovunque, vendita illegale di cibo e bevande, addirittura monitor sugli alberi. E i residenti, ora, sono esausti. Tanto da decidere di riunirsi in un comitato e presentare un esposto alle autorità. Ma, a distanza di tempo, nulla è stato fatto per risolvere una situazione divenuta non più sostenibile.

I buonisti sostenitori di accoglienza e integrazione non condivideranno certamente le parole che seguono, ma è evidente che questo triste fenomeno è un prodotto della sub-cultura tipica degli immigrati, dai sudamericani agli asiatici, abituati a spettacoli di crudeltà con protagonisti i galli.

Particolare ancor più macabro è l’aggiunta alle zampe delle povere bestie di lame o pezzi di vetro per enfatizzare la violenza sanguinaria del combattimento.

Eventi illegali di questo stampo attirano, da quanto si è appreso, una considerevole massa di scommettitori con un giro di soldi di ingenti cifre.

Ovviamente nutre la criminalità sia quella nostrana che dall’altro capo del mondo dove ci sono queste lotte animali, a discapito dei poveri galli, che non hanno nessuna colpa se non quella di seguire l’istinto e affrontarsi con lo sfondo delle grida eccitate di morbosi esaltati.

Mala tempora currunt.

 

 

 

(Fonte: TGCOM24)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.