Catturato Daniel Kinahan il re irlandese dei narcos

Sulla sua testa pendeva una corposa taglia di cinque milioni di dollari.

Un impero della cocaina pari a un terzo del mercato europeo, un patrimonio stimato in 1 miliardo di euro e 10 anni di latitanza dorata a Dubai.

Daniel Kinahan, fino a poco tempo fa uno dei criminali più ricercati del pianeta, arrestato lo scorso aprile negli Emirati Arabi Uniti è tornato in patria – l’Irlanda –grazie all’estradizione.

Il 49enne è arrivato ieri a Dublino a bordo di un aereo del governo, scortato con pesanti misure di sicurezza, ed è stato subito trasferito su un furgone blindato verso il tribunale penale.

Davanti alla Special Criminal Court, formalmente incriminato per aver diretto un’organizzazione criminale, Kinahan ha persino trovato la freddezza per una battuta sulla richiesta di libertà su cauzione: “Capisco. Penso sia chiaro che non la otterrò, ma grazie”, ha detto al giudice Patrick McGrath. A quel punto Kinahan è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Portlaoise, che ospita i detenuti più pericolosi del Paese.

L’estradizione arriva dopo 10 anni di latitanza iniziata con la fuga di Kinahan dalla Spagna e dopo 5 mesi dal suo arresto a Dubai, dove si era rifugiato costruendo una nuova vita da uomo d’affari legato al mondo della boxe. Gli Stati Uniti lo consideravano a capo di uno dei cartelli “più pericolosi al mondo” e avevano messo una taglia da 5 milioni di dollari su di lui.

Il patrimonio dell’organizzazione chiamata dalla polizia irlandese Kocg (Kinahan Organised Crime Group) è stimato in oltre un miliardo di euro, un volume che ne fa di gran lunga il più potente gruppo criminale della terra dei trifogli.

Una famiglia criminale

Il padre Christopher Kinahan Senior avvia lo spaccio d’eroina a Dublino. Come racconta l’ex vicecommissario Síochána Michael O’Sullivan in un’inchiesta realizzata dalla Bbc, non era “il solito tizio che rileva un giro di droga”, era “un po’ più intelligente, più strategico nel pensare alla prossima mossa”. Arrestato nel 1986 per aver gestito un appartamento di lusso come centro nevralgico dello spaccio, Christopher Kinahan sconta 6 anni di carcere, ma continua a costruire contatti fino a fondare quello che le forze dell’ordine

Il cartello con sede in Spagna

Dal 2010 l’organizzazione si trasferisce a Marbella, in Spagna, dove Daniel, assieme al fratello Christopher Jr, inizia ad avere una parte sempre più rilevante negli affari del padre. Le autorità spagnole, con il supporto di polizie irlandese, britannica e olandese, lanciano l’Operazione Shovel (pala, NdR) contro i Kinahan ma dopo 10 anni e numerose perquisizioni, sequestri di ville e auto di lusso, l’inchiesta produce solo poche accuse minori.

Daniel Kinahan non viene mai condannato anche se, secondo i giornalisti Stephen Breen e Owen Conlon, autori del libro ‘The Cartel’ e citati nell’inchiesta della BBC, i documenti della polizia spagnola identificano proprio Daniel come il responsabile del controllo del cartello, le cui reti di riciclaggio includevano oltre 500 milioni di euro in immobili nel nord del Brasile, con fondi smistati tra CiproLiechtensteinSvizzera e Panama.

Faide e vendette trasversali

Il punto di rottura arriva con l’omicidio di Gary Hutch, ex braccio destro di Daniel Kinahan in Spagna, ucciso nel 2015 dopo essere stato sospettato di collaborare con la polizia. La vendetta della famiglia Hutch culmina il 5 febbraio 2016 in una sparatoria al Regency Hotel di Dublino avvenuta prima di un incontro organizzato dalla società di boxe di Kinahan, la Mgm. Un commando in divisa da poliziotto irrompe armato di kalashnikov per ucciderlo, il boss riesce a fuggire, ma nella sparatoria muore David Byrne, suo stretto collaboratore. Un episodio a cui farà seguito una faida che causerà 18 morti in 2 anni, quasi tutti legati alla famiglia Hutch. Nel 2018 l’Alta Corte irlandese riconosce ufficialmente il Kocg come organizzazione criminale internazionale diretta da Daniel Kinahan, mentre la polizia spagnola lo ritiene coinvolto anche nell’omicidio di Gary Hutch, pur senza prove sufficienti per incriminarlo.

La boxe, “faccia pulita” degli affari

Parallelamente al traffico di cocaina, armi ed estorsioni, Kinahan costruisce dal 2012 un impero legale nel mondo della boxe, prima con la società Mgm, poi ribattezzata Mtk Global dopo che nel 2017 formalmente Kinahan esce di scena.

È lui, secondo la Bbc, ad aver riportato sul ring il campione Tyson Fury dopo il periodo di crisi depressiva, diventandone consigliere personale fino all’accordo per disputare il match Fury-Joshua, salutato dallo stesso Fury come “il più grande incontro della storia della boxe britannica”.

Bella vita a Dubai (come tanti criminali transfughi)

In Spagna la rete attorno alla sua attività si fa sempre più stretta, a Dublino la faida in corso è troppo pericolosa per un suo rientro in patria e Kinahan decide nel 2016 di lasciare definitivamente l’Europa. Sceglie Dubai, un emirato senza trattato di estradizione con l’Irlanda, dove può muoversi come un normale uomo d’affari e lì, nel 2018, trasferisce anche il quartier generale di Mtk Global, continuando a dettare, come ammesso alla Bbc dall’amministratore delegato Bob Yalen, le mosse di manager e pugili pur senza comparire nei registri societari.

Sporco di coca, pulito di sport

Per un decennio vive una doppia vita, da consulente di uno dei più grandi pugili del mondo e da super ricercato dalle procure di mezzo mondo come capo di un cartello di narcotraffico e riciclaggio. Ma negli ultimi periodi anche a Dubai Kinahan ha iniziato a non sentirsi più tranquillo. In un’intervista rilasciata da Dubai al podcaster James English aveva lasciato intendere di aspettarsi il peggio: “Penso di avere già l’ergastolo. Ora dobbiamo soltanto passare attraverso questa danza”, ammettendo di “non essere stato un angelo” ma definendo eccessive le accuse e sostenendo di essere diventato “un capro espiatorio”. Le autorità emiratine, sotto pressione di Stati Uniti e Irlanda, hanno infine arrestato Kinahan lo scorso aprile e, pochi giorni fa, è arrivata anche l’estradizione che ha messo fine alla sua fuga.

Per un capo di mala che viene arrestato, ne spunta un altro da qualche altra parte pronto a prenderne il posto, come l’Idra.

(Fonte: Quotidiano.net)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.