Ora vedrete alcuni articoli di “moda” alquanto discutibili.



Questi capi d’abbigliamento li potete trovare senza problemi on-line, e alimentano un business abbastanza florido.
Adesso anche hamas e altri simboli inneggianti l’odio imperversano nel settore tessile.
Online si comprano magliette, felpe, fasce, bandiere e patch con l’emblema delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam.
Ma non solo. C’è il classico vecchio baffetto austriaco col sguardo freddo e crudele, oppure un Bin Laden preso dai numerosi manifesti “Wanted-ricercato”. I sempreverdi fucili mitragliatori, leit motiv sia in USA che in Israele. Suprematismo bianco e vintage soviet vanno per la maggiore, anche se non hanno più senso ormai.
Tanti i negozi, fittizi o scatole cinesi, che furbamente avvisano: riproduzione non autentica per finalità storiche ed educative, non destinata a promuovere posizioni politiche o ideologiche.
Oggi i termini di questi negozi vietano agli acquirenti di usare gli articoli per promuovere o giustificare il terrorismo. Comodo, no?
Basta anche una semplice maglietta con scritto “Evil” (“malvagio”, NdR) per far capire come possa sentirsi il fortunato possessore.

