L’abbigliamento del Male: quando l’odio si trasforma in magliette

Ora vedrete alcuni articoli di “moda” alquanto discutibili.

Questi capi d’abbigliamento li potete trovare senza problemi on-line, e alimentano un business abbastanza florido.

Adesso anche hamas e altri simboli inneggianti l’odio imperversano nel settore tessile.

Online si comprano magliette, felpe, fasce, bandiere e patch con l’emblema delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam.

Ma non solo. C’è il classico vecchio baffetto austriaco col sguardo freddo e crudele, oppure un Bin Laden preso dai numerosi manifesti “Wanted-ricercato”. I sempreverdi fucili mitragliatori, leit motiv sia in USA che in Israele. Suprematismo bianco e vintage soviet vanno per la maggiore, anche se non hanno più senso ormai.

Tanti i negozi, fittizi o scatole cinesi, che furbamente avvisano: riproduzione non autentica per finalità storiche ed educative, non destinata a promuovere posizioni politiche o ideologiche.

Oggi i termini di questi negozi vietano agli acquirenti di usare gli articoli per promuovere o giustificare il terrorismo. Comodo, no?

Basta anche una semplice maglietta con scritto “Evil” (“malvagio”, NdR) per far capire come possa sentirsi il fortunato possessore.

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.