«Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa». Inizia con queste parole la lettera che Adriano Cappellari, il giovane cronista di Enego (Vicenza) accusato dalla Procura di aver messo in scena l’attentato incendiario alla sua abitazione per simulare di essere vittima della malavita, ha consegnato alla pm Alessia Grenna.
L’interrogatorio di Cappellari, accompagnato dall’avvocato e sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, è durato circa due ore. «Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia», spiega il giovane. «Non cerco giustificazioni. Quello che è accaduto è grave e ne sono pienamente consapevole. Posso solo dire che, durante un periodo segnato da un clima di forte contrapposizione nel mio paese, in coincidenza con la campagna elettorale, mi sono lasciato sopraffare dalle emozioni, dalla paura e da un profondo disagio personale – prosegue -. Ho perso lucidità e ho compiuto un gesto senza rendermi realmente conto delle conseguenze che avrebbe avuto sulla mia vita e su quella di tante altre persone».
«Oggi sto vivendo un dramma umano»
«Oggi sto vivendo un dramma umano che faccio fatica a gestire, anche per la mia giovane età. Ma questo non diminuisce in alcun modo la mia responsabilità – si legge ancora nella lettera -. Ho deciso, insieme ai miei difensori, di collaborare pienamente con l’Autorità giudiziaria affinché ogni aspetto della vicenda possa essere chiarito nel modo più completo e nel più breve tempo possibile». Cappellari inoltre spiega di voler «trasformare questo errore in un’occasione per fare qualcosa di utile. Per questo ho espresso la mia disponibilità a mettermi al servizio di don Patriciello e delle iniziative che vorrà indicarmi, nella speranza di poter dare un piccolo contributo concreto a favore della legalità e di chi vive situazioni difficili. So bene che questo non cancellerà quanto è accaduto, ma desidero che il mio impegno possa rappresentare un primo passo per cercare di riparare, almeno in parte, al danno che ho causato».
I reati contestati al giovane
Al ventenne vengono contestati i reati di «simulazione, incendio, calunnia, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico». Fino a poche settimane fa Cappellari si presentava come martire di intimidazioni e minacce della criminalità organizzata, anche per la sua vicinanza a don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla camorra nel Parco Verde di Caivano.
Il falso attentato
L’episodio che sembrava aver rappresentato il momento più grave delle minacce contro Cappellari risale allo scorso maggio, davanti alla sua abitazione in provincia di Vicenza. Una persona era stata ripresa mentre dava fuoco all’ingresso con alcune bottiglie incendiarie. Un fatto che si aggiungeva alle intimidazioni denunciate nei mesi precedenti, fino all’assegnazione di una scorta composta da due carabinieri. Peccato però che, secondo la procura, tutto era stato pianificato criminosamente da Cappellari.
Le indagini della Procura: le telecamere e gli acquisti online
Al termine delle indagini, gli inquirenti hanno raccolto una serie di elementi che hanno messo in discussione la versione fornita dal giornalista. Le immagini delle telecamere mostrerebbero infatti una figura compatibile, per altezza e corporatura, con quella del giovane. A insospettire gli investigatori anche un altro dettaglio. Pochi giorni prima dell’incendio alla sua abitazione, Cappellari avrebbe acquistato online bombole di gas e alcol.
Non ci sono scuse
Si potrebbe dire “poverino è un ragazzetto, si è lasciato prendere la mano”.
E invece no. Cappellari è colpevole di vari reati penali e deve risponderne come tutti, al massimo può usufruire per legge dello sconto di pena per la sua giovane età e altre agevolazioni.
“Poveretto, non sapeva quello che faceva” direbbe qualche garantista.
E invece no. L’ignoranza della legge non è una scusa, e ad ogni modo lui sapeva quello che faceva, reiterando la condotta criminale per guadagnare notorietà, approfittando diabolicamente dell’amicizia verso Don Patriciello, che, da buon pastore, lo difende.
Non va dimenticato che, oltre a quanto commesso per colpa sua sono stati spesi migliaia di euro avendo ricevuto perfino una scorta, che sarebbe stata più utile a chi ne avrebbe veramente bisogno.
Cappellari ha tradito quel voto intimo ed eterno che ogni giornalista dovrebbe fare: la VERITA’, mentre invece si è dato alla menzogna, arrivando a compiere un gesto con il quale ha rischiato lui stesso di incendiare la propria abitazione e riportare ustioni.
Cappellari non fa un riferimento diretto, ma molto probabilmente anche le lettere minatorie che ha ricevuto sono una bufala da lui orchestrata.
Caro Adriano, mi sa che puoi dimenticare il Pulitzer o altri premi e/o onorificenze. Forse volevi essere insignito dal Presidente Mattarella del titolo di giovane alfiere della Repubblica. Scordatelo.
Puoi provare con i premi letterari, in fondo la tua vicenda è una storiella sia vergognosa che ridicola. E inoltre, lasciatelo dire, non devi essere tanto sveglio visto che la mossa di comprare online il kit del piccolo piromane si è ritorta contro di te.
Hai ancora da maturare, molto. Chissà se il tempo sarà galantuomo con te e se saprai fare ammenda veramente di quello che ha combinato.
Le caldarroste scottano.
(Fonte: OpenOnline)

