Prima le immagini arrivate sul cellulare. Poi il ricatto e una richiesta precisa: «Devi far scattare un allarme bomba nella tua scuola». È il caso di un ragazzo italiano di 15 anni, detenuto in condizione al limite dell’umano a Malta dal 25 maggio.
Quello che all’inizio poteva apparire come il gesto sconsiderato di un adolescente nasconderebbe, secondo la ricostruzione emersa sulla vicenda, una storia molto più complessa: il ragazzo sarebbe stato adescato online attraverso Roblox e poi ricattato da un gruppo di predatori digitali.
Al centro del caso rimane una domanda decisiva: il quindicenne ha agito consapevolmente oppure è stato manipolato e costretto attraverso minacce? Su questo punto si giocherà una parte importante della vicenda giudiziaria.
L’adescamento online attraverso Roblox
Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, il ragazzo sarebbe entrato in contatto con il gruppo mentre utilizzava Roblox, piattaforma online molto frequentata da bambini e adolescenti.
Come molti suoi coetanei, interagiva con altri giocatori e navigava tra i contenuti disponibili. Secondo questa ricostruzione, però, senza rendersi conto di essere finito nel mirino di persone intenzionate a manipolarlo.
Sul suo telefono avrebbero cominciato ad arrivare interi archivi con immagini e file estremamente violenti o illegali: materiale pedopornografico e contenuti riconducibili a suprematismo, nazismo e satanismo.
Documenti dei quali, sempre secondo quanto ricostruito, il ragazzo non avrebbe compreso pienamente la natura.
Il ricatto dopo i file ricevuti sul telefono
È a quel punto che sarebbe scattato il ricatto. Il messaggio rivolto al minorenne sarebbe stato sostanzialmente questo: quei file erano ormai presenti sul suo telefono e il gruppo avrebbe potuto informarne i genitori o la polizia.
Per evitare guai, il ragazzo avrebbe dovuto eseguire gli ordini ricevuti.
La tensione sarebbe nata da una richiesta precisa: «Fai scattare un allarme bomba nella tua scuola».
Secondo questa ricostruzione, il quindicenne avrebbe obbedito perché sottoposto a minacce e pressioni da parte del gruppo.
Il falso allarme bomba a scuola
L’episodio è avvenuto alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta, località in cui il ragazzo vive con la famiglia da cinque anni.
Dopo l’allarme bomba, l’edificio scolastico è stato evacuato. L’allarme si è poi rivelato infondato, ma la polizia maltese ha avviato subito gli accertamenti.
Le indagini hanno condotto rapidamente al quindicenne e ai suoi dispositivi elettronici. Cinque giorni dopo aver compiuto 15 anni, il ragazzo è stato arrestato.
I 9 capi d’imputazione
Le contestazioni nei confronti del ragazzo sono pesantissime. Il quindicenne deve rispondere di nove capi d’imputazione.
Tra le accuse ci sono procurato allarme, associazione in organizzazioni criminali e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.
Il tribunale maltese ha negato la libertà su cauzione. Gli investigatori ritengono che quanto trovato sui dispositivi elettronici del minorenne possa indicare collegamenti con un’organizzazione criminale internazionale di matrice terroristica.
Dall’altra parte c’è la tesi secondo cui il ragazzo non sarebbe un affiliato, ma una vittima finita nella rete di gruppi che individuano minorenni online, conquistano la loro fiducia e poi li sottopongono a pressioni e ricatti.
La detenzione a Malta
Il ragazzo è detenuto dal 25 maggio. I genitori, Antonio e Daniela, hanno denunciato all’Ansa le condizioni nelle quali il figlio sta affrontando la detenzione.
Inizialmente il quindicenne era stato portato in un carcere per adulti. Successivamente è stato trasferito nella sezione destinata ai minorenni del carcere Coors, dove viene sorvegliato 24 ore su 24.
La famiglia ha espresso grande preoccupazione per il trattamento riservato al figlio e per le conseguenze che una detenzione di questo tipo potrebbe avere su un ragazzo di appena 15 anni.
La visita dell’ambasciatrice italiana
Sul caso è intervenuta anche la diplomazia italiana. L’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta, ha fatto visita al ragazzo su istruzione del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’ambasciatrice aveva già sollevato la questione in più occasioni con le autorità maltesi.
Dopo la visita, ha riferito di aver trovato il quindicenne in buone condizioni di salute. Il ragazzo si trova da solo, ma non sarebbe formalmente sottoposto a un regime di isolamento.
La prossima udienza
La prossima udienza è prevista per il 19 agosto.
Uno dei nodi centrali sarà stabilire quale sia stato davvero il ruolo del ragazzo all’interno della rete scoperta dagli investigatori.
Il tribunale dovrà valutare se abbia agito consapevolmente o se, come sostiene la ricostruzione legata all’adescamento, sia stato manipolato e costretto ad agire attraverso minacce e ricatti.
I gruppi violenti che reclutano minori online
A occuparsi della vicenda è anche Serena Mazzini, social media analyst e docente di Teoria e metodo dei mass media alla NABA, che ha raccontato sui social di aver parlato con la madre del quindicenne.
Secondo Mazzini, il caso deve essere letto nel contesto dell’evoluzione della violenza negli ambienti digitali e dei sistemi usati da alcuni gruppi per avvicinare e manipolare i minorenni.
«Il problema è che questo è il primo caso di estremismo violento nichilista a Malta», ha spiegato.
Secondo la sua analisi, gli investigatori non avrebbero considerato adeguatamente l’influenza che queste reti possono esercitare su ragazzi molto giovani.
Mazzini parla di un «paradosso giuridico»: quando viene individuato un componente di questi gruppi, le autorità possono trovarsi davanti contemporaneamente a un possibile autore di reati e a una possibile vittima della stessa organizzazione.
Il caso arriva in Parlamento
La vicenda è arrivata anche in Parlamento. La deputata del Partito democratico Rachele Scarpa ha depositato due interrogazioni parlamentari sul caso del quindicenne italiano.
Le interrogazioni riguardano anche il fenomeno dei gruppi violenti che operano online e prendono di mira i minori.
Il caso resta aperto su più fronti: giudiziario, diplomatico e politico. Al centro, il destino di un ragazzo di 15 anni e il nodo sempre più urgente della manipolazione dei minorenni negli ambienti digitali.
Ed è anche a causa di questa vicenda che i genitori devono sorvegliare i propri figli per evitare spiacevoli conseguenze per la mancanza di dialogo in famiglia.
Si spera che tutto venga risolto.
(Fonte: IlMattino)

