Un tesoro archeologico che si estende per oltre 450 chilometri quadrati. Un rompicapo millenario ancora da risolvere. Le Linee di Nazca, che le due famiglie italiane originarie di Monza speravano di sorvolare con il piccolo aereo che purtroppo si è schiantato ieri in Perù, sono fra i primi patrimoni dell’umanità identificati dall’Unesco.
Per la vastità della zona su cui si estendono, sorvolarli è l’unico modo per apprezzarli davvero nella loro interezza. Sono geoglifi, enormi disegni scavati direttamente sul terreno che rappresentano animali – scimmie, uccelli, ragni, una balena – forme geometriche come spirali e trapezi, immagini di piante e persone. E sono antichi.
A tracciarli con tanta precisione e perizia, spostando le pietre scure del deserto per far emergere il terreno di sotto assai più chiaro, è stata la civiltà precolombiana dei Nazca, vissuta nella zona tra il a il 300 a.C. ed il 500 d.C. Come siano riusciti a farlo senza avere la possibilità di guardare l’area dall’alto è un mistero che ancora interroga gli studiosi e affascina i turisti, provenienti da ogni angolo della terra.
Secondo il ministero del Turismo peruviano, tra gli 80.000 e i 100.000 turisti ogni anno decidono di imbarcarsi sui piccoli velivoli per ammirare l’area, come hanno fatto i sette italiani morti ieri nello schianto del Cesna su cui viaggiavano. Una pratica comune, ma che presenta alcuni rischi.
L’area di Nazca è nota per i forti venti e le turbolenze che possono manifestarsi improvvisamente sopra il deserto, per questo le allerte meteo – come quella dichiarata due giorni fa per l’intera zona – generalmente vengono rispettate scrupolosamente. Dal 2010 a oggi, sono stati registrati almeno tredici gravissimi incidenti. Molti legati al maltempo, ma almeno cinque – hanno accertato le autorità – sono stati causati da guasti meccanici e avarie sui velivoli delle compagnie che sorvolano l’area.
Il Prof. M., tanti anni fa disse…
C’era l Prof. M. docente di Storia e Filosofia al Liceo Classico G.B.Vico che una volta, parlando con lui riguardo le linee Nazca, mi disse: “Gallo, mi meraviglio di lei che è così razionale…sono una bufala, uno scherzo di qualche burlone, forse una squadra di buontemponi che volevano prendere in giro il mondo.”
Il Prof. M. era un bigotto, ottuso. Era uno scrupoloso pappagallo dei testi scolastici, senza apertura mentale.
Analisi approfondite hanno appurato l’originalità delle linee. E in quanto alla loro funzione, è più che palese che volessero, secoli fa, mostrare qualcosa visibile solo da chi sorvolasse l’area interessata.
L’opera è umana, sia ben chiaro. Niente complotti ufo. Semplicemente gli autori sono riusciti a immaginare e riprodurre minuziosamente immagini in scala implementata.

Anche gli aborigeni australiani sono riusciti a realizzare, al contrario, una mappa del loro territorio come se fosse realizzata a bordo di un velivolo in alta quota.

Non dimentichiamoci Eratostene, noto alla storia soprattutto per aver concepito il metodo matematico trigono–geometrico che porta il suo nome, e che gli permise di calcolare la più accurata misura, tra quelle antiche, della circonferenza terrestre, più precisamente del meridiano terrestre passante per l’Egitto utilizzando delle semplici osservazioni e misurazioni in quei luoghi durante i solstizi d’estate.
(Fonti: Wikipedia, LaRepubblica)

