Oggi Abdul Ballout avrebbe dovuto presentarsi al terzo colloquio con gli esperti del Violence Prevention Network, l’organizzazione berlinese specializzata nel recupero degli estremisti integralisti. Non ci arriverà. Ieri sera il ventunenne, sospettato di aver travolto con un furgone la folla vicino al Pride di Berlino e di aver poi aggredito alcune persone con un’arma da taglio, è stato ucciso dalle forze speciali durante un blitz a Spandau. Si era nascosto in un capanno da giardino.
Nato a Berlino nel 2005, cittadino tedesco di origine libanese, alto un metro e novanta, corporatura esile e capelli neri, il ragazzo era tutt’altro che uno sconosciuto agli apparati di sicurezza. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt lo ha descritto come un giovane già segnalato per «un alto numero di reati», per il suo processo di radicalizzazione e per l’appartenenza agli ambienti islamisti della capitale. I primi guai con la giustizia risalgono all’adolescenza: nel 2022 era stato condannato per aver picchiato un compagno di scuola tre anni prima e per avere rubato a un ragazzo degli auricolari nel 2020. Secondo Süddeutsche Zeitung, Ndr e Wdr, era classificato come Gefährder: una persona ritenuta capace di commettere gravi atti di violenza politica. Era stato sottoposto a periodi di sorveglianza e il suo telefono era stato intercettato.
Secondo la procura di Berlino, nel 2025 Ballout aveva tentato più volte, senza successo, di unirsi all’Isis: prima tentando di raggiungere la Mauritania passando dalla Turchia, poi recandosi in Libano per proseguire verso la Siria. Furono proprio i servizi tedeschi a segnalarlo alle autorità libanesi, che lo arrestarono e lo trattennero per alcuni mesi. Rientrato in Germania alla fine dell’anno, venne fermato all’aeroporto di Berlino e trasferito in un centro di detenzione minorile.
Il 12 maggio il tribunale di Tiergarten lo ha condannato a un anno e dieci mesi per la preparazione di un grave atto di violenza contro lo Stato e per diffusione sui social di propaganda dell’Isis. Il giudice, però, ha rinviato di sei mesi la decisione sulla sospensione della pena e ha revocato la custodia cautelare. La procura, che aveva chiesto una pena più alta e non sospendibile, ha presentato ricorso.

Fuori dalla stanza dei colloqui i segnali di allarme continuavano ad accumularsi. Alcune immagini pubblicate online, nelle quali il giovane sembrava maneggiare un’arma, avevano indotto la procura generale ad ottenere un mandato di perquisizione. Nell’abitazione sarebbe stata trovata soltanto una pistola giocattolo.
Il ventunenne viveva con la madre e tre sorelle in un condominio della Bissingzeile, quartiere di Schöneberg, a un chilometro dal luogo dell’attacco. Poco dopo l’una di notte le forze speciali hanno fatto irruzione nell’appartamento, ma non hanno trovato nessuno. La polizia ha perquisito l’abitazione di una sorella e altri luoghi della capitale.
Un conoscente, intervistato da Focus Online, ne ha restituito un’immagine quasi infantile: «Nella sua testa era rimasto poco più di un bambino». La fuga di Ballout è terminata in un capanno da giardino a Spandau, su un terreno che secondo Bild appartiene al padre. Durante il blitz ha aggredito le forze con un’arma da taglio. Gli agenti hanno aperto il fuoco e lo hanno ucciso. Resta da accertare se abbia agito da solo e quale fosse il ruolo di eventuali complici. Oggi, al centro per la deradicalizzazione, il posto riservato a lui resterà vuoto.
Ma intanto si aprono nuove “iscrizioni” all’estremismo radicalizzato, con obbiettivi eventi e luoghi simbolo della civiltà occidentale, compresi i pride.
(Fonte: CorrieredellaSera)

