Roggero teme per la sua gioielleria, forse ci sarà una guardia giurata a difenderla dai criminali

Mentre prosegue la detenzione di Mario Roggero nel carcere di Bollate, il gioielliere continua a pensare alla sicurezza della sua attività. La sua assenza, secondo quanto riferito dal legale Stefano Marcolini al Corriere della Sera, potrebbe rendere il negozio un bersaglio più vulnerabile per i criminali.

Roggero ritiene necessario affiancare al personale una guardia giurata, temendo che eventuali malintenzionati possano approfittare del fatto che lui non sia più presente nella gioielleria.

Nel frattempo, sul piano giudiziario, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere la nullità della sentenza di primo grado, sostenendo l’esistenza di un presunto vizio procedurale.

 

La paura per la gioielleria

La principale preoccupazione di Roggero riguarda l’incolumità dei familiari rimasti alla guida dell’attività commerciale.

Dal carcere, il gioielliere continua a mantenere i contatti con la moglie, invitandola a prestare la massima attenzione e insistendo sulla necessità di rafforzare le misure di sicurezza intorno al negozio.

Secondo la sua valutazione, l’attuale esposizione mediatica e l’attenzione delle forze dell’ordine potrebbero rappresentare un deterrente solo nell’immediato. Il timore è che, una volta diminuito l’interesse pubblico sulla vicenda, la gioielleria possa tornare a essere esposta a rischi.

Chiesta una guardia giurata

Per questo Roggero avrebbe chiesto di valutare la presenza di una guardia giurata accanto al personale della gioielleria.

L’obiettivo sarebbe proteggere l’attività e i familiari che continuano a occuparsene durante la sua detenzione.

La richiesta nasce dal timore che l’assenza del titolare possa essere percepita come un elemento di maggiore vulnerabilità da parte di eventuali malintenzionati.

Il lavoro nel carcere di Bollate

Nel frattempo Roggero ha scelto di svolgere alcune attività lavorative all’interno dell’istituto penitenziario milanese.

Si occuperà di servizi amministrativi destinati agli altri detenuti e collaborerà con la biblioteca del carcere.

La permanenza a Bollate prosegue quindi anche attraverso un percorso di attività interne, mentre resta aperto il fronte legato alla richiesta di grazia e al ricorso davanti alla Suprema Corte.

L’attesa per la grazia di Mattarella

Resta aperto anche il capitolo della domanda di grazia, avanzata dalla moglie del gioielliere.

Attraverso il proprio difensore, Roggero auspica che il Presidente della Repubblica possa valutare l’istanza considerando gli aspetti umani della vicenda.

La richiesta si inserisce in un caso che continua a dividere l’opinione pubblica e ad alimentare il dibattito sulla sicurezza, sulla legittima difesa e sui limiti della reazione davanti a una rapina.

Il ricorso in Cassazione

Parallelamente alla richiesta di grazia, il collegio difensivo coordinato dal professor Sergio Novani e dall’avvocato Stefano Marcolini punta anche su un diverso percorso giudiziario.

Il ricorso depositato davanti alla Corte di Cassazione riguarda la regolarità della sentenza di primo grado, pronunciata il 4 dicembre 2023.

Secondo la difesa, in quella giornata uno dei giudici popolari effettivi non partecipò all’udienza conclusiva e venne immediatamente sostituito dal primo supplente estratto.

Il presunto vizio procedurale

Per i legali, prima di procedere alla sostituzione sarebbe stato necessario accertare e motivare formalmente le ragioni dell’assenza del giudice popolare.

Un passaggio che, secondo la tesi difensiva, non risulterebbe adeguatamente documentato.

Da qui nasce la richiesta di dichiarare nulla la sentenza di primo grado, perché la mancata verifica delle cause dell’assenza potrebbe incidere sulla legittimità della composizione della Corte d’Assise.

La questione del giudice naturale

La difesa richiama il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge.

Secondo questa impostazione, la composizione della Corte avrebbe dovuto essere motivata con maggiore precisione prima della sostituzione del giudice popolare assente.

Nel ricorso viene richiamata anche la disciplina prevista dalla legge sulle Corti d’Assise, che regola la presenza e l’eventuale sostituzione dei componenti del collegio giudicante.

Il precedente citato dalla difesa

Nel ricorso viene inoltre ricordato che, durante il processo d’appello, un altro giudice popolare fu successivamente esonerato dall’incarico per motivi familiari.

La circostanza viene richiamata dai legali come elemento di confronto rispetto alla gestione della precedente sostituzione avvenuta in primo grado.

La Cassazione dovrà ora valutare la fondatezza del ricorso e stabilire se il presunto vizio procedurale possa incidere sulla validità della sentenza contestata dalla difesa di Roggero.

Roggero, a dispetto della sentenza, gode dell’appoggio di milioni di italiani che si ritengono minacciati da una criminalità violenta e dalla beffa di dover pure risarcire i danni a chi commette reati violenti.

(Fonte: IlMattino)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.