Una classica giornata di violenza in Val di Susa durante la tradizionale manifestazione No Tav, partita da Venaus con circa 20.000 partecipanti. Il corteo si è diviso in due tronconi, trasformando i cantieri dell’opera strategica a San Didero e Chiomonte in veri e propri teatri di guerriglia urbana.
Il movimento No Tav, in una nota diffusa al termine della marcia organizzata nell’ambito del Festival dell’Alta Felicità, parla di “una grande giornata di lotta per la Val di Susa“. “Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi“, si legge nella nota.
Secondo il movimento, “20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio”. Gli attivisti parlano di “una giornata piena di significato” e di “una marea umana” che “è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti“.
I gruppi di attivisti, incappucciati, sono penetrati all’interno dell’area di Chiomonte dando fuoco ad alcuni mezzi della polizia, fuoco che si sarebbe propagato nel cantiere. Il bilancio provvisorio degli scontri conta oltre sessanta feriti appartenenti alle forze dell’ordine e quattro camionette incendiate (due dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza).
Le reazioni del mondo politico

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esprimere solidarietà e vicinanza agli agenti feriti.

Dura la condanna della premier Giorgia Meloni, la quale ha ribadito che “chi incendia mezzi e aggredisce le forze dell’ordine non difende un’idea, ma attacca lo Stato”. Sulla stessa linea i rappresentanti di Governo e maggioranza — da Antonio Tajani a Matteo Salvini —, affiancati da ferme prese di distanza dalle violenze giunte trasversalmente anche da esponenti dell’opposizione come Carlo Calenda, Matteo Renzi, Della Vedova, Angelo Bonelli e parlamentari del Movimento 5 Stelle.
Il bilancio
Secondo fonti qualificate, sono 450 le persone identificate per gli scontri, mentre sono 126 gli esponenti delle forze dell’ordine rimasti feriti (58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 finanzieri). Non risultano invece feriti tra gli operai dei cantieri Telt, mentre non sono ancora chiari i tempi con cui sarà possibile rimuovere i detriti della guerriglia e ripristinare le attrezzature. I danni sono notevoli, secondo una prima stima ammontano a circa un milione di euro. Da quanto ha comunicato la società binazionale che sta realizzando i lavori, la situazione più critica si è verificata a Chiomonte.
(Fonti: Corriere.it, quotidiano.net)

