Ho avuto l’occasione di intervistare una simpatica e gentilissima signora della provincia beneventana. Si chiama M.O., ma per motivi di privacy la chiameremo più semplicemente (e affettuosamente) Lina.
Dunque, Lina l’altro giorno era in giardino ad annaffiare le piante (il pollice verde è una delle sue qualità innate) quando, inavvertitamente, ha diretto il getto d’acqua su un nido di vespe celato tra i cespugli. Gli insetti, notoriamente ostili ed aggressivi, sentendosi minacciati, hanno reagito istantaneamente, non lasciando a Lina il tempo di darsela all’inglese.
E così, la nostra eroina è stata attaccata da un nugolo di vespe che purtroppo, per loro natura, non facevano altro che difendere il loro nido.
E’ stata punta da almeno 15 e forse più esemplari di Vespa Crabro ( nome scientifico latino, NdR).
In molti, dopo un simile assalto, avrebbero riportato conseguenze anche fatali.
Ma la nostra Lina, no, ha resistito. E, dobbiamo dirlo, oltre ad avere una resistenza al veleno (composto da ammine: istamina, tiramina, serotonina, catecolamine e peptidi) come Diana Prince di Themyscira è testarda.
Dopo il dolore iniziale, non si è scomposta. Non ha fatto ricorso ad alcun medicinale, e nonostante le tante insistenze a lei rivolte, non si è fatta visitare (va ricordato che l’Ospedale Alfonso Liguori presta servizio a singhiozzo, dopo le 18:00 dovete pregare e basta).
Il giorno dopo i segni di punture erano appena visibili. Lina ha avvertito appena un leggero fastidio nella deglutizione (il collo, oltre all’avambraccio, è stata la zona più bersagliata dai pungiglioni), ma in generale, nessuna reazione postuma, né bruciore né prurito o altra reazione allergica.
“A cosa si deve questa incredibile resistenza?” le ho chiesto.
E lei, serafica, ma con un sorriso sornione, divertito: “Seguo Madre Natura, cerco piante spontanee stagionali, sono tanti anni che eseguo riti bio-esoterici con altre mie amiche, tra i boschi, sotto la luce della Luna…”.
Incuriosito, ho insistito sull’argomento. Se la incontrate, vi affascina per il mistero che la circonda. Qui nel Sannio è pieno di streghe, le tanto famigerate Ianare.
Ma Lina è oltre. Non si limita a rituali noti e arcinoti grazie al web. Lei le “cose” le sente, le avverte con la magia che ha dentro. E non è semplice sesto senso, come nei film.
Forse è il premio di tanta gentilezza. Se vede un serpente o uno scorpione in difficoltà, cerca di essere d’aiuto, a differenza di noi gente di città che salterebbe a prima vista.
Circondata da gatti (che la seguono come cagnolini in adorazione), gode della “protezione” di questi famigli (spiriti domestici incarnati in animali) che lei adora e coccola con una dolcezza degna di un quadro di Aubrey Beardsley o Gustav Klimt, ma nasconde dentro sé una forza e un vigore da amazzone.
Credetemi, l’ho vista infuriarsi, e nemmeno le Erinni sarebbero capaci di tanta foga con la sola voce. Ma se una donna come Lina si “arrabbia”, lo fa per giusta causa: non sopporta i soprusi, l’ipocrisia, il male che imperversa, anche se ne riconosce e accetta, per onestà intellettuale, l’esistenza per un fine che forse sta davanti ai nostri occhi, ma un velo invisibile non ci fa comprendere la sua essenza.
Tutto ha uno scopo, certo, e Lina, sempre con il suo enigmatica sorriso, quando ti parla, ti ipnotizza. Un po’come le sirene. Ma almeno non vi fa naufragare.
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