Se domani non torno, la storia di Giulia Cecchettin diventa un film

«Se anche uno solo di voi, una sola di voi, uscendo da questa sala, guarderà con occhi diversi una relazione, riconoscerà un segnale o troverà il coraggio di scegliere il rispetto invece del possesso, ecco allora questo film avrà raggiunto il suo scopo, e Giulia in qualche modo continuerà a camminare insieme a voi». Sono le parole di Gino Cecchettin che, assieme alla sua famiglia, ha portato la storia di Giulia, vittima di femminicidio per mano di Filippo Turetta nel 2023, tra i ragazzi del festival cinematografico di Giffoni.

Raccontare questa triste storia non è stato facile, ma la famiglia ha deciso di farlo attraverso il film Se domani non torno, diretto da Paola Randi e ispirato al libro Cara Giulia, scritto proprio dal padre della ventiduenne. «Vorrei raccontare brevemente perché come famiglia abbiamo scelto di fare questo film», dice Cecchettin. «Da un lato è una questione di responsabilità civile, perché abbiamo iniziato un percorso con la fondazione dedicata a Giulia e questo per noi è un modo vero per arrivare a chiunque. E poi perché il dolore che noi abbiamo vissuto, se non raccontato opportunamente, può essere rivissuto, e questa è una cosa che noi non vorremmo».

Cecchettin aggiunge un punto fondamentale: «Se la storia di Giulia fosse rimasta dentro le mura della nostra casa, sarebbe stato soltanto un dolore privato, come tanti. Raccontata a tutta l’Italia, e all’Europa, può diventare una storia che arriva in tempo, che aiuta a riconoscere quel segnale, che dà il coraggio di chiedere aiuto e così salvare una vita».

Il padre tiene a precisare: «Spesso sento dire “la storia di Giulia” e capisco che le persone si riferiscono solo all’ultima mezz’ora, alle ultime due ore. La storia di Giulia invece è una storia di ventidue anni di una ragazza, di una donna che si è autodeterminata, che ha fatto una scelta di libertà, che ha voluto scegliere, e che ha pagato la sua scelta, forse, con la vita. Qui però si celebra anche tutta la sua vita e questo è il modo migliore per riconoscerle quanto ha fatto».

Un film-manifesto

«Per me – racconta la regista Paola Randi – è una responsabilità grandissima raccontare una persona che non c’è più. Quello che possiamo fare è raccontarne l’assenza. Dentro Gino emerge in prima linea il sentimento di assenza. Con tutta la troupe abbiamo cercato di rappresentare il punto di vista della famiglia, di cosa succede quando accade una tragedia del genere e qual è stato il percorso che ha portato i suoi cari a compiere questo gesto di grandissima generosità civile».

Nel film, Giulia vive attraverso lo sguardo di chi l’ha amata. Un impegno condiviso anche dal cast, che comprende Filippo TimiSabrina MartinaTecla Bossi e Tommaso AllioneSabrina Martina, interprete di Giulia, ricorda il clima di quegli eventi: «Nel 2023 sono andata a una manifestazione a Roma contro la violenza di genere. Quell’anno si percepiva una forza collettiva diversa rispetto al passato, un vero spartiacque».

Ricordo la vicenda di Giulia come fosse ieri. Era il mio primo caso di cronaca, e seguii la vicenda passo per passo, dovendo descrivere ogni volta ogni singolo elemento, dalle coltellate, alla fuga di Turetta, al funerale, alle manifestazioni, al processo.
Non fu facile cercare di non farsi “prendere” da questa triste storia. Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti. Una morte orribile, tutte quelle coltellate, un amore tossico, l’ossessione, il possesso, la premeditazione, la crudeltà nell’annullare qualcosa di prezioso per non lasciare libera una creatura così preziosa.
Giulia, col suo sacrificio è diventata un simbolo. Il suo sorriso, magia delle foto, rimane vivo. Da allora ho sempre concluso ogni articolo che trattasse violenze e femminicidi con:

DONNA VITA LIBERTA’

Per non dimenticare.

(Fonte: Leggo)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.