Sharon Stone confessa il suo dramma: «Morire è un’esperienza che mi ha aperto gli occhi, mi sono reincarnata nel mio corpo dopo l’ictus»

Sharon Stone è tra i protagonisti del Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, l’assise che riunisce a Roma trenta premi Nobel, ex capi di Stato e di Governo, leader religiosi ed esperti di intelligenza artificiale, e che si chiude oggi in Campidoglio con la firma della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante. L’attrice ha scelto di prendere parte all’evento come «cittadina del mondo e madre di tre giovani uomini intelligenti», e in un’intervista al Corriere della Sera ha ripercorso la sua carriera, l’esperienza dell’ictus del 2001 e il suo sguardo sull’intelligenza artificiale.

L’ictus e l’esperienza vissuta sulla propria pelle

A quasi venticinque anni dall’ictus che nel 2001 la colpì, la Stone lo descrive ancora come uno spartiacque della sua esistenza. «Morire è un’esperienza che apre gli occhi», ha detto, per poi aggiungere che non a tutti viene concessa la possibilità di «reincarnarsi nel proprio corpo e nella propria vita e continuare il cammino». A lei, invece, è successo proprio questo. Da quell’episodio l’attrice racconta di aver imparato una disciplina precisa, quella di restare ancorata al presente, «nel caso dovesse accadere di nuovo». Un insegnamento che, a suo dire, ha finito per orientare anche il modo in cui guarda al proprio lavoro e alle relazioni costruite sui set nel corso di oltre quarant’anni di carriera.

Sull’intelligenza artificiale e umanità

Facendole domande sull’intelligenza artificiale, l’attrice la paragona all’impatto di altre grandi rivoluzioni tecnologiche del passato, dai treni alle automobili, fino alle armi da fuoco e agli ordigni nucleari: strumenti che, spiega, hanno sempre portato con sé «benefici e svantaggi», alcuni dei quali l’umanità starebbe ancora imparando a comprendere. Il punto, per la Stone, è ricordare che queste tecnologie esistono per servire l’uomo e non il contrario, perché – sostiene – «il nostro futuro dipende dalla qualità e dal valore delle nostre decisioni».

Un principio che la star di Basic Instinct (sopra, una scena dal film) applica anche alla propria carriera: chiedendole su come si sia reinventata più volte nel tempo, risponde di non essersi mai reinventata, ma di essere semplicemente cresciuta e di aver continuato a imparare, restando fedele a un’unica bussola, l’autenticità, definita l’unica vera misura di ciò che ha valore. Un concetto che l’attrice estende anche a Hollywood, descritta non come un mondo a parte ma come «un riflesso costante della condizione umana».

Sharon Stone aveva 43 anni quando è stata colpita  dall’ictus, ed è stato un evento che lei stessa ha definito più volte una delle prove più difficili della sua vita. Dopo il ricovero d’urgenza, la star ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione: ha raccontato di aver impiegato anni per recuperare alcune funzioni fondamentali, arrivando a dover “imparare a camminare e parlare di nuovo“. L’esperienza ha avuto conseguenze anche sulla sua carriera e sulla sua vita personale, portandola a ridefinire il suo rapporto con il tempo. Oggi l’attrice considera quella tragedia un momento di rinascita, dal quale ha tratto una maggiore consapevolezza dell’importanza di vivere il presente.

Brava Sharon!

(Fonti: Leggo, Libero)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.