Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della Grazia in favore di Mario Roggero. Poi è stato ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha puntualizzato i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006.

Non è una questione di merito sulla grazia al gioielliere piemontese, fanno notare fonti del Quirinale, anche perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e quindi il discorso sulla concessione o meno della grazia è totalmente prematuro. Ma una questione strettamente di metodo, che tocca i poteri del presidente della Repubblica, così come disegnati dalla Costituzione. Come infatti recita la sentenza n. 200 del 2006, richiamata nel comunicato del Quirinale, è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda», ma «in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente al PdR, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere».
Secondo quanto apprende l’Ansa il presidente Mattarella avrebbe ripetuto, durante il colloquio, al ministro Nordio le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».

Roggero, dopo la notizia della condanna, ha commentato sui social: «E’ finita sto passando gli ultimi minuti con i miei familiari prima di costituirmi in carcere. Ho preso atto che i giudici di Roma hanno voluto condannarmi a 14 anni e nove mesi di reclusione come nei giudizi precedenti quindi hanno voluto darmi l’ergastolo. Ringrazio in quest’occasione tutti coloro che mi sono stati vicino, tutti voi che mi siete stati vicino sia materialmente che moralmente e adesso dovrò passarvi il testimone per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità, sempre più dilagante. Quindi, un grande grande abbraccio a tutti voi sarete voi la mia voce. Grazie mille a tutti».
Questo articolo, care lettrici e lettori, è il quarto in ordine di tempo nella stessa giornata che ha come argomento la vicenda del gioielliere piemontese.
La mia esperienza
Il sottoscritto, nel pieno rispetto delle leggi della Repubblica Italiana e dell’organo giudicante non intende pronunciarsi in alcun modo così come stanno facendo in molti per guadagnarsi visibilità sulle spalle altrui. Il mio mestiere è riportare le notizie accertandomi delle fonti e di quanto trattato cercando la massima imparzialità possibile, anche se, dopo quasi 3 anni di attività giornalistica e avendo avuto modo di analizzare numerosi casi di cronaca la sensazione da me provata è una profonda delusione nelle istituzioni, non nella loro natura, ma nella faziosità e nella fallacità di persone che si trovano a ricoprire posizioni decisionali.
Purtroppo in Italia ci sono molti innocenti carcerati o in attesa di giudizio per colpe non commesse, mentre i criminali, quelli incalliti, i mostri abituati a delinquere, sono liberi, o nel migliore dei casi ricevono punizioni inadeguate.
Molto c’è ancora da fare, soprattutto perché il Diritto, non solo come mera materia accademica ma anche come prassi sociale, deve adattarsi al tempo e alle persone.
La Verità è una utopia, sia ben chiaro. Ma ciò non toglie che Ordine e Giustizia sono i pilastri su cui si fonda una società civile, assieme ad altri valori universali che non vi elencherò adesso.
Sappiate solo che la volontà popolare non è espressa liberamente vuoi perché i potenti decidono per noi, vuoi perché è il popolo stesso a non avere una educazione conoscitiva e un senso civico tali da poter comprendere e decidere.
Spero di non annoiarvi, ma non è una cosa semplice.
Roggero ha sbagliato, è certo. Ha inseguito le belve, esasperato da ripetute violenze subìte e ha fatto fuoco. Ma chi non lo farebbe se vedesse sottrarsi il frutto del proprio lavoro con violenza, se vedesse i propri cari minacciati mortalmente?
Io credo nello Stato. Ma lo Stato è fatto di persone che possono sbagliare.
Per quanto riguarda Mattarella, Nordio, Salvini & co, sapremo prossimamente quali sviluppi avrà questa triste e paradossale vicenda.
(Fonte: IlMessaggero)

