Giuseppina Martin è stata assolta per totale incapacità di intendere e volere al momento del delitto. Niente condanna, quindi, per la 67enne ex dipendente comunale di San Giovanni Valdarno che nel 2025 uccise la madre di 93 anni Mirella Del Puglia, affetta da Alzheimer, soffocandola con un foulard mentre dormiva nell’abitazione di via Fermi.
Il processo in Corte d’Assise
Il processo a carico della donna si è concluso ieri in Corte d’Assise al Tribunale di Arezzo. La donna era accusata di omicidio aggravato dal vincolo di parentela – fattispecie giuridica che avrebbe potuto comportare anche l’ergastolo – e il pm Giorgio Martano, ritenendo prevalente il vizio parziale di mente e le attenuanti generiche, al termine della requisitoria aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione. La Corte, presieduta dal giudice Annamaria Loprete, ha accolto invece la tesi della difesa sostenuta dall’avvocato Alessia Ariano. Una sentenza pesante, che ha visto l’imputata commuoversi per l’incredulità rispetto a quanto riferito dal collegio giudicante.
La tesi della difesa: stress post-traumatico
“C’è grande soddisfazione – ha spiegato il legale della difesa – perché siamo riusciti a dimostrare ciò che avevamo sempre sostenuto. Non c’è mai stata una consapevole volontà omicidiaria. Il nostro consulente ha parlato di una vera e propria dissociazione dalla realtà, un disturbo da stress post-traumatico che si è sviluppato nella mia assistita al momento del fatto. E anche tutti i testimoni, sia in fase investigativa che dibattimentale, hanno parlato di una tremenda disgrazia”. In casi simili si è spesso giunti a condanne per l’omicida, anche di lieve entità con l’accoglimento delle attenuanti. L’assoluzione piena è sicuramente un fatto rilevante.
“Quando si tratta di gesti estremi commessi da persone che niente hanno a che fare con il crimine, – ha aggiunto l’avvocato Ariano – viene da pensare che in questa vicenda sia mancato il sostegno delle istituzioni, perché la Martin ha dedicato notte e giorno all’accudimento dell’anziana madre. Per questo siamo di fronte ad una patologia, che non è assolutamente un espediente difensivo, ma è stata dimostrata con i fatti”.
Il PM potrebbe ricorrere
Nessun familiare in tutto questo tempo ha fatto mancare il proprio sostegno alla donna, senza tuttavia giustificare il fatto. Adesso dovranno trascorrere 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Soltanto tra tre mesi, dunque, si saprà se il pubblico ministero intenderà o meno ricorrere in appello per impugnare la sentenza di primo grado.
Giuseppina ha affidato all’aula le sue ultime dichiarazioni: “Ancora non mi rendo conto di ciò che è successo e chiedo scusa alla mia famiglia. Spero che un giorno mia madre da lassù possa perdonarmi. Io non riesco a farlo“.
Il dramma per la conclusione di questa vicenda potete comprenderlo dall’abbraccio della Sig. Martin col marito alla lettura della sentenza.
Cura contro l’Alzheimer ed eutanasia sono un peso insostenibile per le famiglie coinvolte.
(Fonte: LaNazione)

