Una ricorrenza storica, con la presa della Bastiglia simbolo dell’oppressione aristocratica e reale. Analizziamo le tre parole, importanti, ma sempre più svilite della loro essenza repubblicana.

Libertà

La prima parola del motto repubblicano francese è “Liberté”, che fu all’inizio concepita secondo l’idea liberale. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) la definiva con due articoli: «La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui» (articolo 4) e «La legge ha il diritto di proibire le sole azioni nocive alla società; e tutto ciò che dalla legge non è proibito non può essere impedito, e niuno costretto a far quello che essa non impone.» (articolo 5).

«Vivere liberi o morire» fu un grande motto repubblicano, adottato nello stemma originale del Club dei Giacobini. Sotto il governo giacobinomontagnardo del Comitato di salute pubblica, di cui Maximilien de Robespierre fu il leader più importante (cosiddetto Regime del Terrore), divenne famoso il motto: «Nessuna libertà per i nemici di essa», ispirato da Marat. Per Robespierre, influenzato da Rousseau «la libertà consiste nell’obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell’essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea».

Uguaglianza

Secondo termine del motto repubblicano, la parola “Égalité”, significa che la legge è uguale per tutti e le differenze per nascita o condizione sociale vengono abolite (egualitarismo); ognuno ha il dovere di contribuire alle spese dello Stato in proporzione a quanto possiede. Il primo articolo della costituzione prevede che «Gli uomini nascono e restano liberi ed uguali nei diritti; quindi le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune» (Articolo 1). Il principio teoricamente era già presente nel concetto di Stato di diritto, ma con la Rivoluzione Francese venne praticamente messo in atto. L’uguaglianza è un principio di diritto secondo il quale il legislatore ha il dovere di garantire l’uguaglianza dei diritti tra i cittadini. Tuttavia, il Consiglio costituzionale ha allentato tale concetto “ammettendo modulazioni quando queste siano basate su criteri oggettivi e razionali rispetto all’obiettivo perseguito dal legislatore e che tale obiettivo non sia esso stesso o contrario alla Costituzione, né viziato da errore manifesto di valutazione.

Fratellanza

Nella Dichiarazione dei diritti e doveri del cittadino, parte integrante e iniziale della Costituzione dell’anno III (1795), la parola “Fraternité”, terzo elemento del motto repubblicano, è definita così: “Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi” (cosiddetta etica della reciprocità). Inoltre, l’inclusione del termine “Fraternité” è stata fonte di molti dibattiti perché questo concetto appartiene più agli obblighi morali che alla legge.

I primi contenuti riferibili al motto Liberté, Égalité, Fraternité sono presenti nel saggio pubblicato nel 1774 a Londra da Jean-Paul MaratWork wherein the clandestine and villainous attempts of princes to ruin liberty are pointed out (“Opera in cui s’illustrano i sotterranei e scellerati tentativi dei prìncipi di cancellare la libertà”), che egli pubblicherà poi in francese col titolo più noto Les chaînes de l’esclavage (“Le catene della schiavitù”), dove si anticipavano i temi dell’azione politica: una violenta presa di posizione contro il dispotismo a favore della sovranità popolare e dell’uguaglianza. Successivamente, nel libro La Costituzione, o Progetto di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 vengono ripresi e perfezionati gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che verranno progressivamente adottati a motto e simbolo. La prima formulazione del motto è attribuita a Camille Desmoulins (l’inventore anche della coccarda tricolore francese) per la Festa del 14 luglio 1790, anniversario della presa della Bastiglia.

Sebbene Liberté, Égalité, Fraternité sia un motto nato dalla Rivoluzione francese e usato nella Prima repubblica, occorre attendere la IIIe République (Terza Repubblica) perché venga adottato come simbolo ufficiale: prima di allora il motto subisce una battuta d’arresto, insieme ai principi fondanti della Repubblica. L’Impero e la Restaurazione trascurarono la valorizzazione legislativa del motto, che ritorna alla pubblica ribalta solo nel 1848 grazie alla penna di Pierre Leroux, all’epoca rappresentante del popolo in seno alla Assemblée Nationale (Assemblea nazionale). Egli partecipa attivamente al percorso di riconoscimento del motto come principio costituente della Seconda Repubblica.

OGGI

Che senso hanno queste tre parole? La libertà di pensiero, o più semplicemente esistere, viene negata in massa (vedi Federazione Russa, Iran, Gaza…). L’uguaglianza è una formalità di comodo, ma nei fatti esistono divisioni imposte tra i ricchi, quelli di una etnia o religione su un’altra. E la fratellanza, ahi, peggio ancora, dove i fratelli si scannano per qualche metro quadro di eredità o pochi spiccioli.

 

 

 

(Fonte: wikipedia)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.