Il 10 luglio 1976 presso lo stabilimento Icmesa di Meda si consumò uno dei più gravi incidenti industriali e ambientali della storia italiana ed europea. A causa del malfunzionamento di un reattore, si sviluppò una nube tossica contenente diossina TCDD che, spinta dal vento, si estese verso i comuni limitrofi, colpendo duramente la città di Seveso. Centinaia furono le persone colpite da cloroacne, migliaia gli animali morti o abbattuti in seguito alla contaminazione.
Verso le ore 12. 40, un guasto nel sistema di controllo di un reattore chimico dello stabilimento Icmesa di Meda provocò un picco incontrollato di temperatura e pressione.

La rottura della valvola di sicurezza rilasciò nell’atmosfera una densa nube tossica contenente diossina TCDD, una sostanza chimica artificiale estremamente velenosa.
Mossa dal vento, la nube tossica si diresse verso Sud-est investendo una vasta area della bassa Brianza, investendo in modo particolarmente drammatico il comune di Seveso, oltre a Meda, Cesano Maderno e Desio.
L’intossicazione acuta provocò gravi lesioni alle vie respiratorie e ustioni cutanee dolorose in quasi 200 persone, la maggior parte delle quali bambini. L’area più colpita venne perimetrata e dichiarata ‘Zona A’, costringendo all’evacuazione immediata 736 residenti che furono costretti ad abbandonare per sempre le loro case.

Decine di migliaia di animali domestici, capi d’allevamento e creature selvatiche del luogo morirono per gli effetti del veleno o vennero abbattuti dalle autorità per evitare che la diossina entrasse nella catena alimentare o si estendesse in zone limitrofe.
LA SCELTA DRASTICA DELL’ABORTO TERAPEUTICO PER PREVENIRE MALFORMAZIONI
A causa dell’altissimo rischio di malformazioni fetali a livello genetico generate dalla tossina, diverse donne incinte dei luoghi interessati scelsero di ricorrere all’aborto terapeutico.
INCREMENTO DI PATOLOGIE TUMORALI NEGLI ANNI
Gli studi epidemiologici condotti nei decenni successivi dall’Istituto superiore di sanità hanno evidenziato un incremento statistico di patologie tumorali, come leucemie e linfomi, tra la popolazione esposta alla diossina TCDD.
IL VELENO SEPOLTO NEL SOTTOSUOLO

Per bonificare il territorio, i terreni più inquinati della Zona A vennero interamente scavati e asportati. Al posto della fabbrica e delle case demolite sorge oggi il Bosco delle Querce, un parco naturale che custodisce segretamente nel sottosuolo due enormi vasche di contenimento stagne dove sono stati sepolti i detriti contaminati e il terreno irrimediabilmente infetto.
LA DIRETTIVA “SEVESO”
Il disastro sconvolse profondamente le istituzioni europee. Nel 1982 l’Unione Europea emanò la storica ‘Direttiva Seveso’ (Direttiva 82/501/Cee), una normativa comunitaria che ha introdotto per la prima volta l’obbligo per gli Stati membri di censire i siti industriali a rischio e di predisporre rigidi piani di sicurezza e prevenzione a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Solo l’essere umano è capace di corrompere e uccidere l’ambiente così come è successo a Seveso. Nel caso del comune brianzolo, si tratta di un elemento chimico tossico, ma se pensiamo a Chernobyl o Fukushima l’incubo va moltiplicato a livelli radioattivi.
C’è chi, immemore di questi disastri ambientali, vorrebbe il ritorno dell’energia nucleare in Italia, senza sapere che lo stoccaggio e la messa in sicurezza delle scorie delle centrali ormai dismesse da 40 anni rappresentano ancora un serissimo problema ambientale per l’Italia.
(Fonte: SKYtg24)

