Dovranno pagare una condanna salata, una multa e svolgere lavori di pubblica utilità presso la Caritas, i cosiddetti “leoni da tastiera” che, pensando di essere protetti dall’anonimato, lanciarono sui social una caterva di messaggi diffamanti diretti alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto e preziosa portatrice della memoria nelle scuole.
Ieri si è concluso il primo processo derivato da una delle tranche dell’indagine della Procura milanese, partita nel 2022 dopo le denunce della senatrice Segre, assistita dall’avvocato Vincenzo Saponara. L’unico hater (odiatore) che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato, quindi con lo sconto di un terzo della pena, è stato condannato a 4 mesi (pena sospesa) e a un risarcimento di 1.500 euro. Nelle passate udienze alcuni degli otto imputati, identificati dai carabinieri e finiti a processo, avevano scritto alla senatrice lettere di scuse e avevano aggiunto una donazione da 500 fino a 2000 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte della Segre e, dunque, indotto la giudice Francesca Ghezzi alla dichiarazione di “non doversi procedere”, stralciando le loro posizioni.
Liliana, un cuore d’oro
In tutti i casi finiti con risarcimenti o transazioni, la senatrice ha sempre chiesto di inviare direttamente le somme in beneficenza, anche ad enti come Opera San Francesco e Vidas. Intanto, in un’altra tranche e per altre posizioni è fissata un’udienza preliminare, davanti al gup di Milano Fabrizio Filice, per il primo ottobre.
La Sig.ra Segre, bersagliata da questi stupidi haters sui social e anche via email, assistita dal Dott. Saponara come parte civile, aveva presentato, nel 2022 le denunce alla sezione Indagini telematiche del reparto operativo dei carabinieri perché si risalisse all’identità di questi vigliacchi che le auguravano la morte. Tra gli altri finirono indagati e perquisiti un 75enne ex operaio tessile residente in Sardegna, un 40enne di Viterbo ex panettiere che aveva perso il lavoro dopo il lockdown. Gli screenshot con i loro messaggi di odio avevano fatto il giro del web. Sui cellulari del 75enne erano state trovate diverse fotografie di Mussolini e Hitler. Gli hater appartenevano prevalentemente all’estrema destra.
La senatrice tra l’altro è costretta a vivere dal 2019 sotto scorta proprio a causa delle minacce di morte ricevute sul web e non solo, per il suo impegno nella memoria della Shoah e per la sua attività pubblica nel ricordo della terribile esperienza di bambina deportata nel campo nazista di Auschwitz.
Vergogna su questi vigliacchi. Prendersela con una simpatica nonnina ultraottuagenaria, testimone vivente degli orrori del nazismo, senatrice della Repubblica Italiana. Solo dei vigliacchi si comporterebbero così.
La Sig.ra Segre ha dimostrato di essere benevola e magnanima, devolvendo in beneficienza i soldi dei risarcimenti.
Brava, Liliana, grazie!
(Fonte: IlGiorno)

